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Comitato di redazione: Fr. Andrea Arvalli ofmconv, Paolino Zilio ofmcap, Federico Righetti ofm, Leone Rosato ofm, Tecle Vetrali ofm
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto ofm, Gianfranco Zaggia ofm |
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Siate al plurale. |
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Il presente fascicolo sviluppa ulteriormente la tematica del numero precedente presentando angolature particolari ed esemplificazioni concrete della santità. Nell’ * Asterisco: A scuola dell’Ortolano, tecle vetrali apre il quaderno con una breve considerazione sul fatto che molto spesso le più concrete interpretazioni del messaggio evangelico ci vengono offerte da persone semplici che traducono il messaggio di Gesù in costante stile di vita. chino biscontin, Unico Spirito ... molti carismi, attingendo al messaggio paolino e alle fonti francescane, mette in evidenza l’esigenza di coordinare armonicamente la ricchezza e originalità dei carismi delle singole persone con la coesione comunitaria che permette ai singoli doni di interagire e integrarsi; l’amore fa diventare la carità obbedienza e disponibilità al dono di sé. tecle vetrali, Nelle Chiese esperienze diverse di un’unica santità, dopo avere evidenziato le caratteristiche della santità sottolineate all’interno delle diverse tradizioni e chiese cristiane, conclude affermando che la consapevolezza che nei santi di ogni tradizione vive il medesimo mistero di Cristo dovrebbe indurre le chiese a considerare la comunione dei santi come un reciproco scambio di doni. marco bartoli, Le biografie francescane: diverse immagini di santità, per tracciare un’attendibile immagine della figura di S. Francesco parte dal testamento del Santo, che egli considera alla stregua di un’autobiografia, come le Confessioni di S. Agostino; l’incontro di Francesco con il lebbroso viene assunto come caso emblematico che dimostra tutta un’evoluzione di interpretazioni testimoniate dalle diverse fonti francescane; così le varie fonti francescane si manifestano chiaramente come differenti riflessioni teologiche dell’esperienza di fede di Francesco. cesare vaiani, Da Francesco alla spiritualità francescana, si pone la domanda su che cosa si intenda per spiritualità francescana, applicata a una tradizione spirituale che dura da otto secoli; dopo una minuziosa e mirata rassegna delle fonti egli conclude che essa va considerata come un processo continuo di lettura e attualizzazione dell’esperienza di Francesco, a partire dalle situazioni e sensibilità che hanno caratterizzato i vari momenti della storia francescana; si spiegano così la sostanziale continuità ma anche le significative differenze evidenti nella lettura dell’esperienza personale di Francesco. chiara cristiana ianni e clara maria fusciello, Una Forma prende vita: “Chiara d’Assisi e le sue fonti legislative”. Un’esperienza di comunione e formazione, descrivono in forma viva e coinvolgente il senso e l’itinerario di anni di serio lavoro compiuto dalle sorelle clarisse della Federazione di Umbria – Sardegna sulla Forma vitae di Santa Chiara; il terzo volume, che sta per essere pubblicato, offre una lettura interdisciplinare della Regola della santa fondatrice; oltre che per i risultati raggiunti, l’iniziativa è importante perché ha coinvolto le stesse clarisse in maniera entusiasmante. placido sgroi, La santità coniugale, ci offre un’originale riflessione sulla santità coniugale, partendo da una chiara illustrazione sia del concetto di santità che di quello di coniugalità per individuare lo specifico della santità coniugale proprio nel loro incontro; essa quindi si esprimerà soprattutto nella totale e quotidiana reciprocità; specifico della santità coniugale è la sua radicale vicinanza all’umano; come esempio di un cammino verso la santità coniugale viene illustrata l’esperienza dell’Equipe Notre Dame. maria scolastica villalba, Ti ho chiamato per nome. Il mio santo: io vivo così il mio onomastico e la festa della mia patrona, ci offre in una sintesi vigorosa preziose conoscenze sulla teologia del nome, sull’importanza di conoscerne il senso etimologico e sulla funzione del santo protettore come maestro di vita interiore e quindi, in una vivace esposizione autobiografica, esprime il modo con il quale essa vive la festa della santa di cui porta il nome: Scolastica; oltre che riportarci le fonti che ci presentano la figura di Santa Scolastica, l’autrice illustra diffusamente il senso che ha nella sua vita il riferimento alla santa patrona. fabio longo, Egidio Bullesi ofs, giovane tra i giovani per i giovani: le ragioni della vera giovinezza, illustra la figura del giovane servo di Dio Egidio Bullesi, morto all’età di 24 anni, ma che ha lasciato in eredità a tutti coloro che l’hanno conosciuto un esempio di integrale vita cristiana; attingendo abbondantemente agli scritti del servo di Dio, vengono evidenziate le caratteristiche di una spiritualità che ha come punti di riferimento la famiglia, l’amicizia, l’apostolato, la formazione, l’eucaristia, la carità e l’esercizio eroico delle virtù. chiara giovanna cremasci, Sulla breccia in ogni stagione. Profilo di suor Maria Giacinta Elisei, clarissa nel monastero di San Marino (26.8.1909-7.6.1999), ci offre il ritratto di una sorella clarissa vissuta in un monastero fino all’età di 90 anni; ciò che più sorprende in questa figura è che l’esperienza di vita testimoniata dai suoi scritti si esprime in un crescendo di vivacità e fascino che caratterizzano particolarmente gli ultimi anni della sua esistenza: segno di un cuore giovane permanentemente alimentato dall’amore. daniela del gaudio, P. Lodovico Acernese e Teresa Manganiello, fondatori delle Suore Francescane Immacolatine, ci offre il profilo di due persone che, per seguire l’ispirazione ad avviare un’opera di carità e un Istituto di vita religiosa che vi si dedicasse, hanno dovuto percorrere una contrastata via di sofferenze; in particolare rilievo viene posta la figura di P. Lodovico Acernese, cappuccino originale e tenace, appoggiato a solidi e positivi rapporti ecclesiali ma con una vita travagliata all’interno del suo Ordine, con il quale ha vissuto momenti di emarginazione, conclusisi poi con una definitiva riconciliazione; a conferma della validità delle sue iniziative restano l’opera di carità e l’Istituto religioso da lui fondati. carlo serri, L’Ordine francescano tra futuro e nostalgie. In dialogo con Thaddée Matura, si inserisce nella serie di “Provocazioni per un dibattito” mettendosi in dialogo con Thaddée Matura al quale egli non intende contrapporsi, ma affiancarsi, offrendo alcuni chiarimenti soprattutto in riferimento all’analisi del presente e alle prospettive per il futuro dell’Ordine. Le puntualizzazioni offerte riguardano prima di tutto la proposta della declericalizzazione, del modello di missione, del problema delle vocazioni; per una rilettura e un rilancio del francescanesimo si deve tener conto di tutta una evoluzione storica che va dai primi anni di fondazione dell’Ordine fino ai nostri giorni. Asterisco di TECLE VETRALI frate minore A scuola dell'ortolano. Spesso al mattino mi reco in orto, soprattutto nella stagione dell’uva o della frutta, oppure per stendere la biancheria al sole, e saluto Giorgio, l’ortolano che immancabilmente, quando noi abbiamo terminato la celebrazione mattutina, è già al lavoro con suo fratello Luciano. Siccome Giorgio è un amico e non un domestico stipendiato, è inevitabile fermarsi e intrattenersi sui più svariati argomenti, è una persona molto intelligente e perspicace, che non ha nulla da spartire con il famoso contadino del proverbio tedesco: “quanto più stupido è il contadino, tanto più grosse diventano le patate” (“je dummer del Bauer ist, desto grösser werden die Kartoffeln”: è il proverbio con il quale, al corso di tedesco, ci esemplificavano la forma grammaticale: “quanto più ... tanto più”). Tra noi il discorso verte su fatti del giorno, ma spesso Giorgio arriva con domande che ha già preparato e che emergono dalle letture che egli fa durante il giorno. Una volta, scorgendomi sotto un fico, mi ha subito interpellato sul significato delle parole di Gesù a Natanaele: “io ti ho visto quando eri sotto il fico” (Gv 1,48), parole che devono essere importanti se inducono Natanaele a riconoscere Gesù come Figlio di Dio e re d’Israele (v. 49). Giorgio ricorda di aver letto che l’ombra del fico era il luogo di incontro dei rabbini; oppure, significava semplicemente che Gesù lo aveva visto in un luogo privato e nascosto? Queste e simili domande mi rendono cosciente del poco peso che io, nel mio studio, do a domande che invece per altri sono importanti e a spiegazioni che per molti risultano convincenti. Giorgio con me vuole verificare se, come ha letto in un commento, l’arpa a dieci corde di cui parla il salmo significa i dieci comandamenti e se il diluvio universale va inteso in maniera solo parziale, dato che gli studiosi e gli archeologi hanno trovato i resti di un diluvio. Mi sono chiesto se a domande e a problemi del genere io ho le risposte vere e, soprattutto, se adotto il linguaggio appropriato per trasmetterle: mi posso riferire tranquillamente al motivo dei generi letterari? Normalmente riesco a cavarmela di fronte a domande di carattere storico e letterario, ma alle volte il discorso va in profondità e l’unica risposta che posso dare è quella dell’ascolto. Siamo nel periodo della semina e della piantagione di alcuni ortaggi. Nel discorso esce spontanea la citazione di Paolo: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere” (1 Cor 3,6). Naturalmente, Paolo non parlava né del nostro né di nessun altro orto. Ma Sergio va subito al sodo: il contadino lavora dalla preparazione del terreno fino alla semina, ma poi egli affida tutto al Signore, con serenità e fiducia, perché Dio vuol bene sia alla terra che al contadino; la fede nella provvidenza fa parte della sua attrezzatura. E qui, con semplicità e naturalezza, si entra nell’episodica concreta; egli narra di un contadino che, a differenza degli altri, aveva sempre un buon raccolto; il segreto è presto svelato: la prima parte del suo raccolto era sempre riservata ai poveri, i prediletti di Dio che non li può trascurare. Il discorso si è, così, elevato al livello della riflessione sapienziale, e a me non resta che ascoltare e riflettere. Allora capisco perché Gesù ha presentato il Padre come l’agricoltore e il vignaiolo. Capisco la fatica dell’agricoltore che, però, sia che vegli sia che dorma, deve lasciare che il seme cresca da solo. Capisco la parabola del seme che produce frutti a seconda della diversità del terreno. Capisco la pretesa dei vignaioli che vogliono impadronirsi della vigna. Capisco il padrone che manda nella sua vigna i salariati fino all’ultima ora. Capisco l’impazienza dell’agricoltore di fronte al fico che non produce frutti. Tutto questo nella cornice del ciclo della natura nel quale mi immerge il Salmo 104 (103 nel mio salterio). Giorgio mi ha inserito nel vero mondo, che è un altro mondo, diverso da quello nel quale io vivo quotidianamente. Naturalmente, non sono discorsi che posso ripetere dalla cattedra, però, ritorno nella mia stanza rafforzato e incoraggiato ad avviare la mia giornata di lavoro. Ho attinto un motivo in più per lavorare con serietà. Sento che i libri non sono sufficienti per attingere alla sapienza e che la verità ha una molteplicità di espressioni e di linguaggi. Le parole di Giorgio rendono il senso del vangelo meglio della mia esegesi. Passando accanto a un vecchio e alto albero di nespole la mia fantasia rilegge l’esperienza appena vissuta alla luce di un’altra immagine: Giorgio, come la pertica utilizzata per cogliere i frutti dalla cima dell’albero, ha calato le mie conoscenze esegetiche e teologiche dal mondo della pura conoscenza al livello della realtà vissuta, così come il cestino issato sulla pertica cala il frutto dall’albero alla portata della mia bocca. Quanti frutti rimangono appesi all’albero perché non ho trovato lo strumento per accostarli alla mia bocca, e quante verità contemplo con la mente, ma sempre da lontano, perché non ho trovato lo strumento che le faccia diventare nutrimento della mia esperienza. Che differenza fra le mie verità e quella di Giorgio. Grazie, Giorgio, per questa lezione di ermeneutica e di uso del linguaggio. |
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In questo numero * Asterisco: A scuola dell’ortolano (T. Vetrali)
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