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Comitato di redazione: Fr. Andrea Arvalli ofmconv, Paolino Zilio ofmcap, Federico Righetti ofm, Leone Rosato ofm, Tecle Vetrali ofm
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto ofm, Gianfranco Zaggia ofm |
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La speranza |
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Un tema prevalente, di genuino sapore francescano, caratterizza questo numero della nostra rivista: è il messaggio della speranza, che viene illustrato da riflessioni di carattere biblico, storico e spirituale. Si aggiunge una riflessione sulla teologia scotista e un sussidio a carattere francescano per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che cade nei giorni 18-25 gennaio 2007. Nell’ * Asterisco: Odore di stalla, tecle vetrali osserva che chi durante la sua vita ha già gustato il profumo delle realtà celesti nella sua età più avanzata si sente ancora più attratto verso quelle realtà e la sua vita è caratterizzata dalla tensione verso il futuro più che dai rimpianti del passato. tecle vetrali, La speranza: il futuro che riempie il presente, offre alcune riflessioni di carattere biblico osservando che tutta la nostra storia è basata sulle promesse di Dio che hanno il compimento nella risurrezione di Gesù; questa riempie di senso e di fiducia la storia attuale, anche se in essa sembrano prevalere le forze negative; il futuro è il compimento della realtà presente, e questo è il fondamento della speranza cristiana. cesare vaiani, Attese e speranze nel Duecento francescano, dopo avere delineato le caratteristiche della speranza emergenti dagli scritti di S. Francesco, di Santa Chiara e dei primi biografi, ne segue lo sviluppo nel Duecento francescano, caratterizzato dalla visione gioachimista, dalla chiara posizione di Bonaventura e dalle prospettive apocalittiche degli spirituali; interessante la conclusione sulle attese e speranze nel Duecento francescano. chiara giovanna cremaschi, Chiara, donna della speranza, dopo avere notato l’assenza della terminologia della speranza negli scritti di Santa Chiara, osserva che per Chiara la speranza non è un atteggiamento scontato, ma esso si nutre della fiducia verso il Padre che fuga la paura del domani; la sequela di Cristo povero e crocifisso è il fondamento sul quale la Madre si basa per infondere speranza alle sorelle; per questo essa lotta fino alla fine per difendere l’altissima povertà; la fiducia nel Padre sostiene Chiara nell’affrontare con serenità ogni genere di difficoltà, compreso il tentativo dei soldati che minacciano di assalire il monastero. chino biscontin, Speranza e insuccesso, partendo dall’insegnamento di S. Francesco e dal messaggio del Nuovo Testamento analizzai casi di insuccesso che possono influire negativamente sulla nostra speranza; l’invito è a distinguere gli insuccessi che dipendono da nostra responsabilità e che possono spronarci alla conversione, dagli insuccessi che possono essere assimilati a quanto è accaduto a Gesù, nel qual caso è raccomandata quella serenità che deriva dalla consapevolezza di essere in comunione con lui. fabio longo, La giovanile vitalità degli anziani, con stile vivace e riferimenti convincenti mostra quanto ricca e vivace possa e debba essere l’età matura vissuta dagli anziani; questa visione è confermata da testimonianze colte dal mondo classico greco e romano, dalla Bibbia e dall’insegnamento della Chiesa e convalidata dalla testimonianza di figure espressive che molti di noi hanno potuto conoscere nell’ambiente ecclesiale e francescano. daniel matthews, La parabola dei tre alberi e la sapienza della vita, dopo avere presentato la storia e la natura della Società di San Francesco, nella quale egli esercita l’ufficio di Ministro generale all’interno della Chiesa anglicana, sintetizza tre momenti fondamentali della sua esperienza cristiana personale attraverso l’immagine di tre alberi, mostrando quale deve l’atteggiamento fondamentale che ci mette in dialogo con gli altri. giovanni lauriola, Dal Crocifisso di S. Damiano una proposta metodologica in Via Scoti, prendendo lo spunto da un incontro presso l’Università di Bari in occasione dell’anno del Crocifisso di San Damiano, illustra quali sono gli elementi costitutivi della Via Scoti, concludendo che “la metodologia di Duns Scoto è la preparazione all’ascolto della Rivelazione di Dio che parla in modo perfetto e autentico in Cristo, e Cristo può autenticare chi è Dio e chi è l’uomo, perché lui stesso è vero Dio e vero uomo”. Asterisco di TECLE VETRALI frate minore Odore di stalla Una delle prime preoccupazioni quando costruiamo o ristrutturiamo le nostre case è quella di assicurarci un comodo garage che possa contenere non solo le macchine che attualmente possediamo, ma anche quelle che potrebbero eventualmente esserci utili in futuro. In tempi passati, un’analoga preoccupazione era riservata alle stalle. Ogni convento, anche quelli che non allevavano mucche, aveva una comoda stalla, contornata da relativo fienile, per ospitare il cavallo, compagno e aiuto indispensabile per la vita dei frati. Al cavallo era legata la possibilità di effettuare spostamenti per impegni pastorali o professionali, quando non erano disponibili servizi pubblici; il cavallo trasportava le casse dei frati quando ricevevano l’obbedienza di trasferimento da un convento all’altro; ma soprattutto il cavallo era lo strumento ordinario per recarsi dai benefattori per le varie questue. Naturalmente, in quest’ultimo caso gli itinerari erano abbastanza fissi e ripetitivi e si diceva che il cavallo, dopo aver ripercorso per tanti anni il medesimo itinerario, conosceva la strada a memoria. Era soprattutto nel ritorno che il cavallo non aveva bisogno di guida o di particolari comandi, perché, si diceva, quando si avvicinava a casa “sentiva l’odore di stalla”. A tale proposito venivano citati molti casi concreti che provavano che effettivamente il cavallo aveva questo fiuto della propria stalla. Personalmente ricordo che, quando ero studente, frate Rufino, un fratello questuante che noi chiamavamo il gigante buono, quando alla sera ritornava stanco dalla questua, spesso si addormentava lungo il tragitto e il cavallo arrivava immancabilmente alla porta del convento. Un fatto analogo ho potuto constatare qualche anno fa in Romania. Molti contadini avevano nella stalla solo una o due mucche, senza possibilità di pascolo nelle adiacenze della casa. Ogni mattina passava un pastore che le prendeva in consegna per condurle al pascolo. Man mano che il gruppo di mucche passava davanti alle case, i contadini interessati consegnavano la loro mucca che si aggiungeva alla mandria. Al ritorno, alla sera, la cosa era molto più semplice: i singoli contadini non si preoccupavano di essere presenti per riavere la loro mucca, ma si accontentavano di lasciare aperta la porta del loro cortile; quando passava la mandria ogni mucca entrava spontaneamente e immancabilmente nella propria stalla. Anche qui l’odore di stalla funzionava. L’odore di stalla è una affidabile segnalazione che indica la giusta direzione da prendere, ed è il frutto e il segno di una lunga consuetudine e familiarità con il luogo verso il quale si è diretti. Anche noi per individuare la cucina, specialmente se siamo vicini a mezzogiorno, ci serviamo soprattutto dell’olfatto. Ma l’olfatto come mezzo di orientamento serve solo a chi ha già potuto conoscere e gustare un odore o un profumo. Ed è questa la grande verità. Anche verso il cielo ci si dirige con il fiuto, perché di lì emana un profumo che ci attrae spontaneamente. Noi spesso ci meravigliamo della serenità di tanti anziani e uomini di Dio che trascorrono la loro esistenza come attratti irresistibilmente dal profumo di un futuro che sentono vicino, guidati come da una bussola che sentono dentro di sé. Pregustano qualche cosa che sentono imminente, ma ciò funziona solo perché hanno già gustato quella realtà. (E’ loro missione il far gustare e pregustare anche a noi quella stessa esperienza di cielo, che è l’esperienza di Dio). Così comprendo la loro serenità, che mi fa sempre una grande impressione: essi sono sereni perché non rimpiangono il passato ma pregustano il futuro. Hanno adottato un sistema di calcolo diverso da quello di gran parte di noi: non hanno accumulato una quantità di passato riducendo progressivamente il loro futuro, ma hanno arricchito di futuro il loro presente e ora si trovano già assorbiti da questo futuro. In loro non c’è rimpianto con occhi rivolti al passato, ma solo tensione e corsa accelerata verso un futuro desiderato perché già pregustato. Essi hanno investito tutto là, nel futuro, dove sentono di avere riposto il loro tesoro. Ciò che aspettano è un compimento, non un’interruzione. Hanno progressivamente affinato il loro olfatto e ora sentono veramente “odore di stalla”, cioè della loro vera casa. Non è questa la speranza cristiana? Mentre faccio questa riflessione vedo le parole pronunciate e scritte all’età di 86 anni da fra Emilio Lattenero, che ha trascorso gran parte della sua vita in terra di missione: “A tutti gli anziani voglio dire: il nostro tempo è un tempo meraviglioso! Ci avviciniamo alla Fonte della vita! Ci avviciniamo a Gesù Cristo nel quale abbiamo sempre creduto. Non siamo da compatire ma da invidiare, perché i primi ad essere abbracciati dal Buon Pastore, perché saremo avvolti nel prodigio della sua Risurrezione, che sarà la nostra gioia e il trionfo per l’eternità”. Con questa giovane e incontenibile tensione ha vissuto gli altri 4 anni della sua esistenza terrena. Odore di stalla! |
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In questo numero * Asterisco: Odore di stalla. (T. Vetrali) T. Vetrali, La speranza: il futuro che riempie il presente. C. Vaiani, Attese e speranze nel duecento francescano C.G. Cremaschi, Chiara: donna della speranza C. Biscontin, Speranza e insucesso F. Longo, La giovanile vitalità degli anziani D. Mathews, La parabola dei tre alberi e la sapienza della vita. G. Lauriola, Dal Crocifisso di San Damiano una proposta metodologica in Via Scoti
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