Volume 1 anno LXXVIII  2007

In questo numero Asterisco
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Comitato di redazione: Fr. Federico Righetti, Tecle Vetrali, Luigi Francesco Ruffato, Cesare Vaiani, Paolino Zilio

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia

 

 

 

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Il numero che presentiamo non è monografico, ma è caratterizzato da due componenti: apre la serie di 10 articoli sul tema della “Santità nella storia”, come è già stato preannunciato; inoltre, offre una serie di contributi di carattere storico, che aiutano a far memoria sulle numerose testimonianza di vita francescana lungo i secoli e all’interno delle varie tradizioni.

Nell’ * Asterisco: Sono in soprappeso, Tecle Vetrali osserva che non solo i corpi delle persone soffrono di soprappeso, ma soprattutto lo spirito è carico di pesi dipendenti da immaturità, egoismo o superlavoro e anche le comunità e le chiese sono spesso affaticate dalla pesantezza di strutture che invece di sostenerle nella loro vocazione e missione ne rallentano il cammino.

 Stefano Siliberti, S. Gregorio Magno, avviando la serie “I santi nella storia”, tratteggia la figura di questo grande santo contestualizzandola nella sua epoca, di cui è da considerare come vero protagonista, e mostrando come in lui si realizzano i veri ideali di uomo forte e di pastore, pur nel servizio più umile, maestro sapiente nelle parole e nella vita, realmente “magno”, cioè “grande” sotto il profilo dell’uomo, del cristiano e del pastore.

 Giovanni Lauriola, La spiritualità come espressione di vita secondo Giovanni Duns Scoto, proseguendo nelle riflessioni offerte nel numero precedente circa la spiritualità cristocentrica di Giovanni Duns Scoto, approfondisce il concetto di spiritualità secondo il dottore francescano radicandola nel mistero profondo del silenzio di Dio: silenzio fecondo, dal quale nasce la Parola che si è fatta carne; da questo silenzio nasce la preghiera e la contemplazione; in questo silenzio è radicata la coscienza della propria povertà, e quindi la verità dei rapporti con Dio e con se stessi, assieme alla vera libertà.

 Luciano Bertazzo, La Provincia Patavina di S. Antonio dei francescani conventuali. Cento anni di storia dalla sua rifondazione (1907-2007), ripercorre in maniera calda e appassionata le tappe della rifondazione della Provincia patavina dei Conventuali ricordandone i più significativi momenti di sviluppo che hanno accompagnato le presenze sia nei confini della propria terra sia nelle varie terre di missione, dove la storia e la vita si sono arricchite di forme nuove; in questa storia assumono un particolare risalto il ministero del servizio caritativo e quello della comunicazione e del servizio culturale.

 Fabio Longo, Per raccontare e far memoria della propria vocazione e del suo vissuto nella nostra fraternità. La Provincia Veneta dei frati minori, ci propone un quadro storico e una riflessione sulla gloriosa storia della Provincia Veneta dei frati minori, fin dalle sue origini, prima delle varie divisioni e riunificazioni; emerge soprattutto l’interesse a far risaltare quei motivi e quelle testimonianze di santità e di elevatezza culturale che possono costituire lo stimolo e la “linfa gloriosa” per una rifioritura di autentica vita francescana nei nostri giorni.

 Clarisse cappuccine di mercatello sul metauro, Storia e spiritualità delle Clarisse Cappuccine, ricostruiscono la storia poco conosciuta dell’origine e dell’evoluzione delle clarisse cappuccine che, organizzatesi in forma autonoma, hanno abbracciato la riforma cappuccina fino a stabilire un legame stretto e duraturo con l’Ordine dei frati cappuccini.

 Mariafiamma Faberi, Il Monastero del Corpus Domini in Bologna a 550 anni dalla fondazione, ricostruisce con dovizia e vivacità di particolari la storia dell’origine del nominato monastero di Bologna, attingendo seriamente ad archivi che le permettono di documentare sia l’evoluzione storica che la composizione della prima comunità.

 Chiara Giovanna cremaschi, Da una corte rinascimentale alla vita delle sorelle povere: Camilla Battista di Varano (1458-1524), ci propone la figura di una clarissa che, pur attraverso una tragica esperienza di vita familiare, raggiunge nel monastero clariano quella maturità e serenità spirituale che raggiunge quelle vette della mistica che sono testimoniate dai suoi scritti nei quali la santa rivela la sua profonda conoscenza della Sacra scrittura e di S. Bonaventura.

 Apollonio Tottoli, Il servo di Dio P. Placido Cortese vittima del nazismo, attraverso una seria documentazione illustra l’eroica figura del frate conventuale P. Placido Cortese, barbaramente torturato dai nazisti nel 1944, dopo avere dedicato tutte le sue energie per salvare dai campi di concentramento molte vite, soprattutto di ebrei; le testimonianze rese alla sua vita, specialmente nel periodo della prigionia, ne fanno un vero martire della fede.

 Lluís Oviedo, Alle prese con la “Giustizia e pace”, con la sua abituale franchezza, apre un dibattito che non mancherà di provocare interrogativi, reazioni e risposte; egli analizza l’impegno degli aderenti al movimento di “giustizia e pace” alla luce delle dottrine sociologiche, a partire da M. Weber, per passare poi ad evidenziare i limiti e le debolezze della dottrina sulla quale si appoggia il movimento e concludendo che, probabilmente, tale impegno diventa credibile soltanto se si traduce in una mobilitazione verso l’amore al prossimo.

 Marian wŁosiŃski, Iefte, modello biblico della fede, alla luce dei costumi del tempo e del contesto del libro dei Giudici, ci propone una interpretazione della vicenda di Jefte, che fa voto di sacrificare la propria figlia, in cui risalta la fede e il pieno abbandono in Dio sia di Jefte che della figlia votata al sacrificio.

 Fabio Scarsato, Di quella volta che un “povero di Dio”, e per giunta donna, mi insegnò l’ecumenismo, chiude il quaderno descrivendoci, sullo stile dei “fioretti”, una sua esperienza in Turchia in cui dalla viva esperienza vissuta con persone semplici ha imparato che cos’è l’ecumenismo.

  

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Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Sono in soprappeso

Quand’ero bambino la preoccupazione di mia mamma, come di tutte le mamme, era che io restassi denutrito e, data la situazione in cui vivevano tutte le nostre famiglie in quegli anni, il rischio sussisteva realmente. Però, pur con tanti sacrifici, le è riuscito di non farmi mancare nulla del necessario. La denutrizione è un pericolo per la crescita dei bambini, ma anche per la salute degli adulti.

Adesso i tempi sono cambiati e il rischio predominante nei nostri paesi non è più quello della denutrizione, ma del soprappeso, e ciò nonostante in molti paesi tante persone come noi e migliori di noi continuino a morire di fame. Ma mi voglio fermare al problema del soprappeso.

I medici ci dicono che il soprappeso costituisce un rischio per la salute e per la stesa sopravvivenza, soprattutto perché affatica il cuore oltre misura. Noi stessi, quando siamo in soprappeso, ci sentiamo affaticati e rallentati nei nostri movimenti. Per controllare la regolarità del nostro peso ci sono state fornite delle formule basate sul rapporto fra la nostra altezza e i chilogrammi registrati dalla bilancia. Recentemente ho sentito che il miglior criterio per rilevare l’irregolarità del soprappeso è dato dalla misura della circonferenza del nostro corpo sopra le anche. Questo criterio mi ha un po’ incoraggiato, perché mi sono trovato solo un centimetro in eccedenza.

Tuttavia, spesso mi sento affaticato e immerso in un soprappeso generale e mi sono costretto a riflettere su questo fenomeno.

Mi sono accorto che il soprappeso principale non è quello fisico, che può essere regolato con metodi adeguati e non necessariamente drastici. Un forte soprappeso è di carattere psicologico, frutto del peso di tanti condizionamenti legati al carattere, alle paure, alle ambiguità che mi porto dentro e che devo continuamente superare o nascondere per presentarmi agli altri, spesso per non toccare la loro suscettibilità, ma altre volte anche per non rivelare completamente me stesso.

Ma un altro tipo di soprappeso che mi sento addosso è quello delle mie abitudini e comodità che mi sono costruito e che mi compattano come una corazza, spingendomi quasi automaticamente verso direzioni e terreni ormai fissi, privandomi della freschezza e genuinità desiderata e spesso offerta solo dalla novità.

Ma, soprattutto dopo esperienze vissute in solitudine, affidate alla spontaneità dei ritmi della vita e della natura, in cui domina lo spazio all’ascolto più che alla parola, ritornando alla vita normale recepisco fortemente come un disagio il soprappeso di strutture fisse e la rottura di un equilibrio fra le mie esigenze personali e quelle della struttura. Naturalmente, alle volte si tratta di miei capricci ed espressioni egoistiche, e allora l’ordinamento della struttura mi aiuta ad uscirne, ma altre volte e soprattutto per molte altre persone si tratta del soffocamento di legittime esigenze di spazi di pace, silenzio ed ascolto.

Per tutti questi motivi spesso mi sento come una tartaruga, legata ineludibilmente ad una corazza che è la mia casa abituale, e dalla quale solo un soffio dello Spirito che mi faccia rinascere può essere in grado di liberarmi. Mi viene alla mente l’immagine di S. Francesco che solo dopo essere uscito anche dai vestiti del padre terreno si sente abilitato a recitare con verità e coerenza il “Padre nostro”.

Spesso i soprappeso e obesi si consolano guardandosi intorno e trovandosi in lieta compagnia. Ma questa constatazione non risolve il problema. Eventualmente, aiuta ad analizzarlo e ad andare oltre con la riflessione. Così io, oltre ai soprappesi fisici vedo soprappesi nelle comunità, sia piccole che grandi, e allora capisco perché anche nelle nostre comunità spesso il cuore è affaticato, a rischio d’infarto. Ci sono troppe cose da salvare, alcune ereditate e altre programmate. Spesso le strutture prevalgono e tolgono spazio alle più profonde esigenze spirituali e culturali sia delle persone che delle comunità in quanto tali. In un rapporto equilibrato, le strutture sorreggono e aiutano le profonde e genuine aspirazioni della persona; quando prevaricano, appesantiscono il cuore, che è l’unico motore che può rispondere agli impulsi dello Spirito.

Questa riflessione mi ha aiutato anche a capire che la lentezza del cammino verso l’unità delle chiese è legato al soprappeso di molte loro strutture. Solo la sovrabbondanza dello Spirito libera da pesi inutili che affaticano e possono soffocare il cuore.

Da quando ho fatto queste riflessioni mi preoccupo molto meno del mio soprappeso fisico e cerco di alleggerire i sentimenti e gli impulsi più intimi e genuini del mio cuore. Allora scopro in me molti agganci ai quali si allaccia un’infinità di pesi, piccoli e grandi: il mio cuore, l’egoismo, l’orgoglio... Di fronte allo spettacolo di questi pesi rido della mia preoccupazione di perdere qualche chilo nel mio fisico e ammiro il passo veloce di molti miei fratelli che nell’aereo hanno bisogno di una cintura supplementare per abbracciare tutto il loro corpo, ma camminano veloci nella vita perché liberi da tanti pesi inutili.

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* Asterisco: Sono in soprappeso (T. Vetrali)

S. Siliberti, S. Gregorio Magno

G. Lauriola, La spiritualità come espressione di vita secondo Giovanni Duns Scoto

L. Bertazzo, La Provincia Patavina di S. Antonio dei francescani conventuali. Cento anni di storia dalla sua rifondazione (1907-2007)

F. Longo, Per raccontare e far memoria della propria vocazione e del suo vissuto nella nostra fraternità. La Provincia Veneta dei frati minori

Clarisse Cappuccine di Mercatello sul Metauro, Storia e spiritualità delle Clarisse Cappuccine

M. Faberi, Il Monastero del Corpus Domini in Bologna a 550 anni dalla fondazione

Ch.G. Cremaschi, Da una corte rinascimentale alla vita delle sorelle povere: Camilla Battista da Varano (1458-1524)

A. Tottoli, Il Servo di Dio P. Placido Cortese vittima del nazismo

Ll. Oviedo, Alle prese con la “giustizia e pace”

M. Włosiński, Iefte, modello biblico della fede

F. Scarsato, Di quella volta che un “povero di Dio”, e per giunta donna, mi insegnò l’ecumenismo

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