Volume 1 anno LXXIX  2008

In questo numero Asterisco
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Comitato di redazione: Fr. Federico Righetti, Tecle Vetrali, Luigi Francesco Ruffato, Cesare Vaiani, Paolino Zilio

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia

 

 

 

In questo numero

Continuando a percorrere la storia della chiesa attraverso la vita dei santi, con questo numero avviamo una serie di riflessioni sulle classiche opere di misericordia, iniziando da quella comunemente denominata: “insegnare agli ignoranti”.

Nell’ *Asterisco, tecle vetrali, Il caffè freddo, partendo da una piccola esperienza occorsagli durante un viaggio, giunge alla conclusione che in ogni servizio reso agli altri è incluso il sorriso e che il sorriso è l’espressione di un’autentica esperienza cristiana.

cristina conti, San Vincenzo, il mistico della carità, attingendo con abbondanza agli scritti del santo, traccia un avvincente profilo della figura di S. Vincenzo de’ Paoli, presentandone prima gli essenziali dati biografici e poi i tratti caratteristici della sua spiritualità, illustrando poi lo spirito che anima i missionari vincenziani e le figlie della carità; ne emerge una figura di grande attualità per i suoi servizi innovativi e per il chiaro discernimento nei rapporti fra giustizia e carità.

michela pontin, San Francesco di Sales: il Dottore dell’amore divino e della dolcezza evangelica, dopo aver sintetizzato i tratti biografici della vita del santo, ne illustra l’opera di fondatore dell’Ordine della Visitazione e di scrittore, ricordandone le opere principali; ne emerge una spiritualità centrata soprattutto sul primato dell’amore di Dio, sulla dignità dell’uomo, sulla vocazione universale alla santità, sulla quotidianità e sulle piccole virtù.

bianca gualtiero, Giovanna de Chantal, sintetizza in una breve scheda i tratti caratteristici della santa, seguendone le tappe della giovane, della sposa e madre, della giovane vedova, fino alla fondazione dell’Ordine della Visitazione, sotto la guida di San Francesco di Sales.

daris schiopetto, Attenzione: lo studio uccide, con un titolo provocatorio analizza l’Ammonizione VII di S. Francesco che incomincia con l’espressione: “la lettera uccide, lo spirito invece vivifica”; dopo averla contestualizzata nelle varie prese di posizione sorte in seno all’Ordine nei confronti dello studio e della scienza, egli ne fa una profonda analisi, per concludere che “il sapere da solo origina la superbia mentre se è unito alla semplicità rende l'uomo disponibile egli stesso all'apprendimento ed al servizio agli altri. Solo laddove c'è l'amore che precede la conoscenza, il desiderio di conoscere per amare, è possibile vincere la reale ignoranza ed incontrare Cristo vera sapienza del Padre”.

chiara giovanna cremaschi, Quelli e quelle che non sanno di lettere..., legge la nota espressione di Francesco e Chiara alla luce della scelta di essere minori, ultimi, abbracciata dai due santi d’Assisi; tale scelta voleva dire cercare il Signore nella semplicità del cuore, nell’ascolto della predicazione, nello sguardo al Crocifisso, scoprendo i segni della presenza di Dio nelle creature e negli avvenimenti; si tratta di porre al centro della propria vita il desiderio di vivere dello Spirito, di consentirgli di agire nell’intimo, lasciandosi condurre in un cammino che cerca di eliminare ogni ostacolo alla relazione con Dio; anche il sapere può essere limitato alla sola sapienza carnale e persino nello studio della Scrittura si può insinuare la ricerca di sé e di un profitto personale; oggi non si può prescindere da una certa preparazione culturale in una giovane che entra in monastero; così, la sorella povera potràesercitare dal parlatorio anche l’opera di misericordia di istruire gli ignoranti.

giuseppe celso mattellini, Ignoranza, nuova povertà, considera l’ignoranza come una delle povertà umane, contro la quale Gesù interviene; essa non è mai superata in modo definitivo e segue la persona in tutte le tappe della sua evoluzione; superata l’ignoranza del bambino si presenta quella del fanciullo; più preoccupante è l’ignoranza escludente dei giovani e degli adulti e quella interiore e disperata dei ricchi, senza dimenticare l’ignoranza dei poveri e dei paurosi; fra tutte la più grave è l’ignoranza dei cristiani che li tiene lontani da Gesù; fortunatamente c’è l’ignoranza dei santi, che diventa preghiera per essere aiutati nel buio della fede e la vera sapienza dei poveri, ai quali è svelato il regno dei cieli.

chino biscontin, Servi competenti della Parola, partendo dalla convinzione che la carità pastorale esige dal predicatore una comunicazione ben fatta, e dunque la conoscenza e padronanza dei fattori e dei mezzi della comunicazione, ricorda che la comunicazione non è un semplice canale per la trasmissione delle idee; tutto ciò che parte dal comunicatore e giunge agli ascoltatori è messaggio: non solo i contenuti, ma anche le modalità comunicative; il maturare una abilità comunicativa è espressione di carità verso gli ascoltatori e instaurerà un circolo virtuoso nel quale le motivazioni positive del predicatore e la soddisfazione degli ascoltatori si alimenteranno a vicenda; il predicatore è responsabile di un messaggio di cui egli non è affatto il padrone, per cui, più che al successo ad ogni costo il predicatore deve tendere alla fecondità del suo annuncio.

elena scida, Il carisma dell’insegnamento, dopo un’introduzione sulla vita e l’opera di Mons. Giovanni Farina, fondatore dell’Istituto delle Suore Dorotee, che si dedicano prevalentemente all’insegnamento, ci mette a contatto con i problemi e i metodi legati al mondo dell’insegnamento, ponendosi alcune domande di grande attualità, per le quali offre una risposta alla luce di una lunga esperienza, sia dell’Istituto che sua personale; una dettagliata presentazione dell’opera e dei metodi adottati nell’Istituto Giovanni Antonio Farina conclude l’articolo.

 Alfonso fratucello, Una presenza francescana in Verona: Il monastero di S. Elisabetta (1451-1810). I., ci offre i risultati di una lunga ricerca d’archivio, che gli ha permesso di ricostruire la prima fase della storia di un monastero di francescane, ora entrate nella famiglia delle Sorelle povere di Santa Chiara, a Verona; è la testimonianza di una presenza umile e nascosta a gran parte del mondo esterno, anche ecclesiale, ma ricca di vivacità al suo interno.

 armida maria bressan, “Tatal nostru ... care esti in ceruri” (Padre nostro che sei nei cieli), ci offre una vivace testimonianza dell’animo con cui ha vissuto l’esperienza di un corso di esercizi spirituali ecumenici a Timisoara, in Romania, assieme a una consorella, a un gruppo di frati minori, a un sacerdote e ad alcune persone laiche venute dall’Italia e a monache e monaci ortodossi del luogo; ogni momento, a partire dal viaggio, sprizza gioia e meraviglia, di fronte alla novità delle liturgie e delle riflessioni condivise, ricordandoci che solo lo Spirito sa creare cose nuove.

  

Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Il caffè freddo

Sono tranquillamente seduto in un aereo della linea turca che sta effettuando il volo Istanbul – Venezia. L’aereo è già stabilizzato all’altezza ottimale di crociera e incominciano i primi movimenti delle hostess che si accingono a servire i vassoietti di ristoro. Io mi sto ancora godendo un momento di relax dopo un’accelerazione di ritmo per arrivare in tempo ad esplicitare tutte le formalità di imbarco. Io occupo un posto vicino al corridoio mentre presso il finestrino è seduto un giovane, forse americano o australiano. Al carrello si occupa del servizio una hostess manifestamente stanca, seria e un po’ distratta. Al secondo giro del carrello, al termine del pranzo, il giovane chiede caffè ed acqua. La ragazza gli serve solo il caffè. Il giovane, evidentemente contrariato, si rivolge a me chiedendomi: “e l’acqua?”. Io trasmetto il messaggio all’hostess che, sempre seria, serve anche l’acqua.

A questo punto, il giovane sente il bisogno di sfogarsi e intavola un discorso con me: “questa ragazza è sempre seria e distratta; prima serve solo il caffè, e per di più freddo, e poi l’acqua in maniera fredda e scortese”. Io tento di sdrammatizzare: “forse è stanca o ha qualche problema”. Ma lui riprende ed amplia il discorso: “anche in aeroporto erano tutti seri; noi paghiamo e incontriamo solo persone imbronciate e serie, nessun sorriso”.

Io resto pensieroso e mi accorgo che il giovane ha toccato un tasto e un’esigenza degna di attenzione: il sorriso è incluso nel servizio.

Prima di aprire un testo di lettura lascio per un po’ le briglie sciolte alla mia mente e il mio ricordo va spontaneamente a una celebrazione avvenuta pochi giorni prima. Fra Giampaolo, prefetto dello Studio teologico interprovinciale S. Bernardino di Verona, all’inaugurazione del corrente anno accademico, ha voluto celebrare il mio settantesimo compleanno intessendo un generoso panegirico della mia persona, nel quale ha inserito anche un episodio che era completamente scomparso dalla mia memoria. Durante una lezione io avrei rivolto agli studenti questa domanda: “qual è la caratteristica che contraddistingue il cristiano”. Naturalmente gli studenti hanno esternato risposte seriamente teologiche e difficili. Alla fine io avrei detto: “il sorriso”.

Sono ancora della stessa idea. Il sorriso è l’espressione di un’autentica esperienza cristiana. Il giovane che mi sedeva accanto aveva ragione: quando mi si chiede un servizio il sorriso è incluso; non posso servire un caffè freddo. Ma quanti ne ho serviti finora?!

Indice

In questo numero (Tecle Vetrali) 

* Asterisco: Il caffè freddo ( T. Vetrali)

Cristina Conti, S. Vincenzo, il mistico della carità

Michela Pontin, S Francesco di Sales, il dottore dell’amore divino e della dolcezza evangelica

Bianca Gualtiero, Giovanna. de Chantal

Daris Schiopetto, Attenzione: lo studio uccide (Ammonizione 7)

Chiara Giovanna Cremaschi, Quelli e quelle che non sanno di lettere...

Giuseppe Celso Mattellini, Ignoranza nuova povertà

Chino Biscontin, Servi competenti della parola

Elena Scida, Insegnare agli ignoranti

Alfonso Fratucello, Una presenza francescana in Verona: Il monastero di S. Elisabetta (I)

Armida Maria Bressan, “Tatal nostru care esti in ceruri” (Padre nostro che sei nei cieli)

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