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Comitato di redazione: Fr. Federico Righetti, Tecle Vetrali, Luigi Francesco Ruffato, Cesare Vaiani, Paolino Zilio
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia |
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Questo numero, senza avere pretese di completezza, è impostato in maniera monografica illustrando alcuni aspetti del tema della conversione Nell’ * Asterisco: E’ vero ... Dio è cardiologo, tecle vetrali, partendo dall’attenzione riservata al cuore nel campo della medicina, ricorda che ogni cosa viva ha il suo cuore e che noi stessi abbiamo un cuore che non è quello fisiologico e che probabilmente ha bisogno di essere curato; è il cuore nel quale Dio pianta la sua parola perché vibri con i suoi stessi sentimenti; solo Dio è il cardiologo che può sanare questo cuore. luciano sandrin, Il processo psicologico della conversione,ci offre la base sulla quale collocare le riflessioni che seguono, essendo la persona umana il soggetto nel quale si attua il processo di conversione; premesso che l’analisi psicologica esclude “metodologicamente” il trascendente semplicemente perché non può essere il suo oggetto di studio, analizza in profondità i riflessi e le dinamiche che si manifestano in una persona coinvolta nel processo di conversione, sottolineando che il fenomeno non riguarda solo l’aspetto cognitivo; ne mette in evidenza le svariate motivazioni e occasioni, generalmente molto articolate; lo stesso fenomeno della conversione può essere graduale, e quindi più ragionato, o improvviso, normalmente più emotivo; la conversione religiosa produce una trasformazione che, però, dal punto di vista psicologico, non è totale; è un tipo di trasformazione spirituale che implica un cambiamento nel sistema di significato proprio della persona; la conversione ha un forte impatto anche con i legami affettivi; esempio significativo di una conversione che trasforma la vita è S. Camillo de Lellis che ci fa capire che la via della grazia, nella conversione, passa attraverso la strada dei bisogni che cercano soddisfazione. marco nobile, La teshuvah, motivo di dialogo interreligioso, attraverso puntuali riferimenti alle fonti bibliche e rabbiniche, ricordando che la peculiarità del pensiero ebraico è che sa coniugare bene le altezze dello spirito con il realismo dell’esistenza, evidenzia che la teshuvah non è un tema moralistico, bensì una verità di fede basata su di un’antropologia teologica ben precisa, secondo la quale la vita umana è concepita come un processo della persona in continuo movimento; l’aspetto penitenziale nei rapporti intrattenuti da sempre tra il pio ebreo/Israele e Dio ha un duplice risvolto, uno teologico e l’altro liturgico; il fatto che la conversione sia invocata in modo privilegiato nella liturgia, non significa che essa si esaurisca nell’azione rituale, al contrario, è la vita intera che deve affiancarsi alla preghiera; il concetto generale è che il credente chiede a Dio la grazia della conversione, che è trasformazione non solo del suo stato personale, bensì anche del suo essere popolo di Dio dalla lunga storia, della quale egli invoca il ripristino. tiziano lorenzin, “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3), da vero esperto in materia biblica, soprattutto nell’Antico Testamento, premesso che tutto il discorso di Matteo 18 è una catechesi in grado di chiamare a conversione la sua comunità cristiana, illustra le parole di Gesù attraverso una serie di riferimenti all’Antico Testamento che ne costituiscono il fondamento e ne illuminano il significato; il discepolo che si deve convertire deve diventare il bambino che si abbandona fiducioso alle braccia della mamma del Salmo 131, è l’“inesperto” che beve il vino preparato dalla sapienza, è la famiglia di Abramo che ormai sembra non avere futuro, è Davide scelto tra i fratelli più grandi, è il re che secondo Michea uscirà dal più piccolo tra i clan di Giuda, è il debole agnello che nell’Apocalisse sconfigge la Bestia e il suo Profeta. chino biscontin, Anche il figlio maggiore è chiamato alla conversione, rilegge la celebre parabola di Luca sul padre misericordioso e il figlio prodigo, dando ai tre protagonisti uno spessore nuovo e originale e concludendo che, rifiutando di accogliere con gioia l’atteggiamento di Gesù verso i peccatori, i suoi critici si chiudono alla condivisione della volontà, dei sentimenti e della gioia stessa di Dio! Non solo i peccatori che stanno a mensa con Gesù hanno bisogno di conversione, ma anche i giusti che lo criticano! pietro maranesi, La conversione di Francesco: racconti di una (doppia) identità, attraverso una esauriente e convincente analisi delle fonti (comprese due testimonianze pittoriche), che rivela lunghi anni di ricerca, si pone di fronte al fatto della conversione di S. Francesco con una serie di serie domande, in parte totalmente nuove; fra queste: qual è il momento fondamentale di riferimento per comprendere la conversione di Francesco? le fonti più citate e tradizionali ci rimandano all’incontro con il crocefisso di S. Damiano, dal quale Francesco esce come il “miles Christi”; Francesco stesso, invece, nel suo Testamento, ci rimanda all’esperienza fra i lebbrosi, dove egli scopre finalmente la sua identità, trovata nella qualifica di “fratello”, la quale costituisce il progetto generale del modo di essere nel mondo e di instaurare rapporti nuovi con gli altri; “Giotto e la formella della tavola Bardi raccontano, dunque, due modalità della conversione con due identità diverse nel qualificare il nuovo Francesco che nasce da questo evento: secondo le biografie ‘il cavaliere’ che viene investito dal Crocifisso di una potenza e di una missione universale; secondo il racconto autobiografico del Testamento, invece, ‘il fratello’ che dai lebbrosi apprende la misericordia che non vuole vincere il mondo ma entrare nella povertà degli altri per prendersene cura. Due storie e due direzioni!”. chiara giovanna cremaschi, La “conversione” di Chiara d’Assisi, spaziando tra gli scritti di Santa Chiara e dei primi biografi francescani si chiede se per la santa di Assisi si può parlare di una vera conversione; dopo la risposta affermativa ne chiarifica il significato: per Chiara conversione è il momento in cui fugge dalla casa paterna, infrangendo i legami che la legano alla famiglia e all'aristocrazia alla quale appartiene per nascita, per farsi ultima come Gesù Cristo, scegliendo di vivere il Vangelo nella condizione dei poveri che stanno ai margini della città; si tratta di una via in cui la mistica comunione con Gesù Cristo ha già in sé una dimensione di continua conversione, poiché: cambia infatti mente e cuore portando a desiderare quello che lo Sposo desidera, introducendo sempre più in quella passione d'amore che vive della volontà del Padre; il cammino di conversione di Chiara è alimentato dalla comunione di vita con le sorelle nel continuo specchiarsi l'una nell'altra, che purifica tanti spigoli del carattere resi manifesti dal contatto con le differenze visibili nell'altra; specchiandosi in Cristo, s'impara la sapienza della Croce che immerge nel cammino di conversione facendo memoria della passione e morte del Signore. federico cornacchini, L’amore che trasforma: S. Margherita da Cortona, rileggendo la vita e le vicende della penitente di Cortona come una ininterrotta storia d’amore, scandisce i passaggi fondamentali del suo itinerario spirituale alla luce dell’enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est; nell’esperienza mondana di Montepulciano essa vive l’amore come eros, a Cortona , nella collaborazione con amici e benefattori essa vive l’amore come phylia, mentre l’agàpe segna l’apice del suo cammino di perfezione. p.a. yfantis, “Metanoia”: la testimonianza del deserto, ci introduce in un mondo a noi pressoché sconosciuto illustrando il contenuto antropologico e teologico, le interpretazioni, i mezzi e gli effetti della conversione o penitenza, soprattutto in base alla testimonianza spirituale del deserto, come è stata salvata e ci è stata tramandata principalmente nel Gerontikon, forse il più importante tra i florilegi ascetici, che sono stati compilati a partire dal 4° sec.; dopo avere spiegato il significato etimologico e i fattori che determinano il processo di conversione, attraverso detti e memorie dei padri del deserti ci illumina su alcuni aspetti specifici della penitenza, come la sua durata, le strade e i mezzi di penitenza, insistendo sul contributo salvifico dell’amore fraterno verso il penitente. l. raniero, Conversione e sacramento della riconciliazione, applicando un rigoroso metodo teologico riflette sulla conversione nel suo rapporto con il sacramento della riconciliazione considerandola nel suo momento iniziale o fondamentale, prima ancora di concentrarsi sugli atti di conversione dell’uomo; perciò si sofferma sulla trasformazione radicale del cuore dell’uomo che investito dalla grazia di Cristo si rivolge riconoscente al Padre; dopo una previa riflessione sul peccato come radice profonda che pervade l’uomo, illustra il momento originario della conversione come dono preveniente di Dio, la conversione nel sacramento della riconciliazione, per concludere con un breve momento sintetico che evidenzia i caratteri fondamentali della conversione cristiana. giuseppe celso mattellini, La notte dell’Innominato, ricostruisce con toni affascinanti e coinvolgenti l’indimenticabile brano manzoniano sulla notte dell’Innominato; in un continuo crescendo, scaglionato in 11 scene, è descritto il dramma del personaggio manzoniano che dopo il travaglio di un’interminabile notte trova il suo sbocco nella luce e nel suono delle campane dell’alba; l’avventura di Lucia, letta alla luce del Magnificat, e la profonda e minuziosa analisi psicologica del dramma dell’Innominato accompagnano il lettore in un lento cammino di personale intima purificazione. daris schiopetto, La fedeltà nella vita fraterna, partendo dal presupposto che la conversione non è una decisione limitata a un momento e che non vi è vera conversione se non è seguita dalla fedeltà, attraverso l’analisi delle fonti francescane vede nella fedeltà un argomento quanto mai attuale, che si carica di nuove prospettive perché investe tutti gli ambiti del vivere umano, essendo legato all'esperienza della fede intesa come cammino personale alla scoperta di Dio; nel mondo francescano dove la fedeltà è riferita innanzitutto a vivere il Vangelo, come pure la Norma di vita che abbiamo professato; la fedeltà investe tutti i campi dell'essere e dell'operare, nel rapporto con Dio con il prossimo ed il mondo in cui viviamo, e possiamo ritenerla un atto di abbandono a Dio; Francesco parla di fedeltà servendosi della categoria dell'unione sponsale e quindi dell'amore totale ed esclusivo allo Sposo; è un rapporto d'amore, paziente costruzione della propria vita spirituale; a questo punto la fedeltà diviene perseveranza. giovanni cereti, Unità, conversione dei cristiani e conversione delle Chiese, da profondo conoscitore della storia e della problematica ecumenica, ci ricorda come l’unità dei cristiani e delle chiese, prima di essere la conclusione di una serie trattative è frutto di una profonda conversione, sia a livello personale, come profonda adesione al Signore, sia a livello di Chiese; ne danno una evidente dimostrazione le vicende che hanno portato alla divisione fra le Chiese d’Oriente e d’Occidente e, in Occidente, fra la Chiesa romana cattolica e le Chiese nate dalla Riforma; nel terzo millennio le chiese necessitano di una profonda conversione all’evangelo per un mondo nuovo di pace e di fraternità; S. Francesco e il movimento che da lui è nato offrono l’esempio di come si possa operare il rinnovamento mantenendo l’unità con la Chiesa. g. dal ferro, Dialogo, annuncio e conversione, dopo avere ricordato che la missione, e quindi l’annuncio, fa parte della natura stessa della Chiesa e aver tracciato una breve storia della missionologia, illustra la dinamica della conversione, mostrando come il messaggio cristiano non è un qualche cosa di estraneo da annunciare, ma da risvegliare e da interpretare, essendo l’ultima dimensione dell’esistenza, ricordando, contemporaneamente, la necessità mediatrice della Chiesa; il nodo fondamentale teologico è la relazione esistente fra l’economia di salvezza operante nella Chiesa e la presenza e l’azione universale di Dio nella storia, essendo lo stesso Spirito che governa la storia e le religioni; in questo contesto è analizzato il rapporto fra conversione e dialogo e dialogo e annuncio. g. zatti, La conversione nel Corano e nell’Islam, a modo di recensione o presentazione, introduce il tema della conversione nell’Islam, introducendo e inquadrando nella situazione attuale l’introduzione di un noto islamologo a un libro sui musulmani convertiti (Giorgio Paolucci, Camille Eid, I cristiani venuti dall’islam. Storie di musulmani convertiti, Prefazione di Samir Khalil Samir, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 2005).
Asterisco di TECLE VETRALI frate minore E’ vero ... Dio è cardiologo Me l’avevano detto, ma non ci avevo fatto caso. Adesso, però, mi sono convinto: veramente Dio è cardiologo. Avevo imparato che sa e può tutto, cioè, è una mente enciclopedica: onnisciente e onnipotente erano gli attributi che più gli si addicevano. Ma associarlo al campo della medicina mi tornava strano. Ora, però, il campo delle associazioni si è allargato. Mi viene in mente che quando ero studente e mi recavo in famiglia incontravo spesso Amedeo, un amico idraulico, il quale più volte mi ha ripetuto: “peccato che tu non sia diventato medico: con la tua intelligenza avresti guarito tutte le malattie”. Già allora capivo che le sue parole non avevano nulla di adulatorio ma esprimevano in una forma ingenua solo stima e amicizia. Quelle parole, però, mi sono ritornate spesso alla mente e qualche volta mi sono chiesto quale ramo della medicina avrei potuto scegliere. Ma quando mi sono preso il lusso di cercare una risposta la mia mente si è sempre trovata in un labirinto senza via d’uscita. Un po’ di orientamento l’ho trovato quando ho incominciato ad avere un contatto diretto con le medicine, soprattutto da quando ne prendo più di una ogni giorno. Ho notato che quando il medico aggiunge una medicina, spesso cambia anche le altre perché le varie medicine possono produrre effetti incrociati non sempre positivi. Un’attenzione particolare viene riservata alle ripercussioni che i farmaci possono avere sul cuore e sulla circolazione, per cui spesso l’ultima parola spetta al cardiologo. Tutto si può tentare, fuorché danneggiare il cuore, perché significherebbe compromettere il centro propulsore della vita. Allora la figura del cardiologo ha acquistato peso nel mio immaginario e ho pensato che il buon Amedeo mi avrebbe visto come un buon cardiologo. Ma, proseguendo nelle mie divagazioni, mi sono accorto che ci sono molti tipi di cuore e quindi di cardiologi. E se penso che ogni cosa viva ha il suo cuore, allora mi accorgo che non sempre abbiamo la stessa attenzione per salvaguardarne la vitalità e la funzione. Succede però anche il contrario: spesso ci accostiamo a persone o luoghi o cose che ci sembrano insignificanti, periferiche e tutt’altro che centri propulsori, e invece constatiamo che di fatto sono il cuore di una comunità o di un’istituzione. Dal 7 al 9 maggio di quest’anno mi trovavo a Pitesti, in Romania, per un seminario sul dialogo ecumenico. A conclusione del seminario abbiamo visitato la sede della facoltà di teologia. Mi sarei aspettato che come cuore della facoltà mi venissero presentate le autorità, gli uffici, le segreterie e le attrezzature del decanato, e invece, con mia sorpresa e soddisfazione, si è incominciato dalla chiesetta installata al centro degli edifici, considerata e definita esplicitamente come il cuore della facoltà, punto di riferimento e di incontro quotidiano per la preghiera. Ricordo che la prima volta che visitai la facoltà appena eretta, il primo decano volle collocare al centro della vita accademica proprio la bellissima e caratteristica chiesetta in legno, trasportata dalla montagna dove era stata salvaguardata durante il periodo del regime comunista. Allora ho capito che anche le abitazioni e le istituzioni hanno bisogno di un cuore e non solo di ambienti comodi e strutture efficienti. Ma il discorso diventa ancora più serio per me, perché mi accorgo di avere gravi problemi cardiaci. Incomincio a sentire bisogno di aria e apertura perché il mio cuore è quasi atrofizzato; per troppo tempo è rimasto malnutrito e inerte; non ha assimilato fertilizzanti o ricostituenti per cui anche ciò che vi è stato seminato si è subito insecchito. Ora capisco di non aver capito le parole di Geremia che mi dice che il Signore impianta la sua legge nel cuore degli uomini (Ger 31,31-34) perché il cuore sia vivificato, entri in sintonia con il sentire e il volere di Dio traducendoli in esperienza concreta. Capisco di non essere stato un buon seminatore perché ho piantato la Parola di Dio e il Vangelo e ho costruito la mia fede solo sulla mente, interiorizzando una serie di formulazioni della fede, e sui piedi e sulle braccia, impegnandomi in un’accanita ed efficiente operosità, mentre il mio cuore è rimasto intoccato. Ho imparato tante verità su Dio, ma il mio cuore non ha maturato il sentire di Dio e le sue pulsazioni sono diverse da quelle del cuore di Dio. A questo punto mi sento come trasportato da una barchetta spinta in un mare di onde che mi immergono in un incalzante flusso di messaggi: sento che l’inganno trova rifugio nel mio cuore (Sir 1,40) che spesso è lontano dal Signore (Is 29,13) e può diventare duro e cieco (Mc 3,5; 10,5; 16,14); allora capisco da dove escono i miei cattivi pensieri e desideri (Mc7,21); è evidente che questo cuore deve essere curato e circonciso (Ro 2,29); mi accorgo allora che c’è chi conosce e scruta bene il mio cuore (Sal 44,22; Ger 11,20; 17,10; Lc 16,15; 1 Tes 2,4; Ro 8,27; Ap 2,23); con il suo intervento il mio cuore si può dilatare (Is 60,5), riprendere vita ed esultare (Zac 10,7); questo medico è in grado di creare un cuore puro (Sal 50,12.19), anzi, di darmi addirittura un cuore nuovo (Ez 36,26); allora il mio cuore non deve più temere, purché io abbia fede (Gv 14,1), e quando lo vedrò il mio cuore gioirà (Gv 16,22); egli mi ha lasciato anche la medicina per mantenere il cuore sempre purificato, cioè la fede e la sua parola (At 15,9) e capisco perché mi invita a mettere le sue parole nel cuore più che nella mente (Dt 11,18), perché è nel cuore che egli abita ((Ef 3,17), nella pienezza della sua vita trinitaria (Gal 4,6; 2 Cor 1,22) e da lì è in grado di indirizzare il cuore nella carità (2 Tes 3,5); per la salute e la custodia del cuore mi ha offerto come modello se stesso, mite e umile di cuore (Mt11,29), e sua Madre, abituata a custodire ogni tesoro di grazia nel suo cuore (Lc 2,19); immerso in questo incalzante messaggio, come può non ardere anche il mio cuore (Lc 24,32)? Ora capisco che la conversione non è la maturazione di idee nuove e più giuste, ma la trasformazione del cuore, che deve diventare come quello del bambino, spontaneo, senza artificiose contraffazioni o calcoli finalizzati a mete personali ben precise. Alla luce di queste riflessioni ho riletto anche un filone della mia esperienza nel mondo del dialogo e ho capito con piena evidenza che il dialogo delle menti comunica le idee, ma il dialogo dei cuori unisce le vite. Assorto in queste constatazioni a Pitesti ho potuto apprezzare e gustare i veri interventi di Calinic, vescovo di Curtea de Arges, il quale riconduceva ogni nostra discussione a quella sintesi di amore e di gioia che matura solo nel cuore. E ho potuto constatare che non era fuori luogo l’insistenza di Calinic su questo concetto perché ha messo in chiara evidenza quanto limitata fosse la portata delle nostre discussioni fatte solo con il linguaggio della mente. Ci siamo resi conto, ancora una volta, che la vita cristiana non vive e si esprime solo nel pensiero: anche il cuore ha il suo linguaggio e la sua esigenza di espressione. Di fatto, dopo gli stagnamenti e i vicoli chiusi delle discussioni, i rapporti si rinsaldavano nei momenti di fraternità. Aiutato dalle sollecitazioni di Calinic ho capito meglio e gustato con maggiore intensità il capitolo quinto della lettera di Paolo ai Galati. Ho anche capito che il nostro Dio non è il dio delle ore di lavoro faticooso, ma il dio della ricreazione e del sollievo. L’esperienza di Pitesti, se mi ha aiutato a capire meglio me stesso e a interessarmi di più del mio cuore, mi ha fatto conoscere meglio anche Dio, il mio Dio, e mi ha mostrato che mentre noi ci rivolgiamo al fisioterapista per rinforzare le braccia e agire in maniera spigliata ed efficace e usiamo tanti cosmetici per curare la pelle e migliorare il nostro aspetto, solo Dio è in grado di guarire e ringiovanire il nostro cuore. Sì, veramente Dio è il migliore cardiologo. |
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In questo numero (Tecle Vetrali) * Asterisco: E’ vero ... Dio è cardiologo (T. Vetrali) L. Sandrin, Il processo psicologico della conversione M. Nobile, La “teshouvah”: motivo di dialogo interreligioso T. Lorenzin, “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3) Ch. Biscontin, Anche il fratello maggiore è chiamato alla conversione P. Maranesi, La conversione di Francesco: racconti di una (doppia) identità Ch. G. Cremaschi, La “conversione” di Chiara d’Assisi F. Cornacchini, L’amore che trasforma: S. Margherita da Cortona P.Ar. Yfantis, “Metanoia”: la testimonianza del deserto L. Raniero, Conversione e sacramento della riconciliazione G.C. Mattellini, La notte dell’Innominato D. Schiopetto, La fedeltà nella vita fraterna G. Cereti, Unità, conversione dei cristiani e conversione delle chiese G. Dal Ferro, Dialogo, annuncio e conversione G. Zatti, la conversione nel Corano e nell'Islam |
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