Volume 5 anno LXXVIII  2007

In questo numero Asterisco
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Comitato di redazione: Fr. Federico Righetti, Tecle Vetrali, Luigi Francesco Ruffato, Cesare Vaiani, Paolino Zilio

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia

 

 

 

In questo numero

Questo numero otto secoli di vita della famiglia francescana, offrendo l’immagine di una radice dalla quale senza interruzione spuntano come virgulti frutti di autentica santità; continua pure il percorso sulla storia della chiesa considerata sotto il profilo della santità.

 Nell’ *Asterisco, tecle vetrali, Sono diventato troppo adulto, riflettendo su una serie di incontri con bambini ci racconta quanto egli abbia imparato dal loro comportamento, comprendendo anche il senso delle parole di Gesù che ci invita a diventare come bambini.

 vincenzo benetollo, San Domenico Di Guzman, Fondatore dell’Ordine Domenicano, dopo aver delineato la biografia di San Domenico, sottolineandone il candore e la bellezza dell’anima assieme al suo aspetto fisico e spirituale, ne tratteggia la forte personalità , caratterizzata da una profonda sapienza e dalla passione per la verità che spiegano l’attualità del santo.

In una breve scheda su Santa Caterina da Siena l’autore sintetizza in forma schematica gli eventi principali della vita della Santa senese, traendo dai suoi scritti gli aspetti attuali del suo messaggio.

 panaghiotis ar. yfantis, La santità ortodossa nel secondo millennio cristiano. Contesto ecclesiale, modelli agiologici, personaggi, dopo aver osservato che anche dopo la divisione fra la chiesa d’oriente e quella d’occidente i presupposti teologici e spiritualità rimasero indivisi nelle due chiese, ci accompagna in un percorso attraverso le particolarità storiche e spirituali di ogni periodo storico della chiesa d’oriente, i modelli dominanti di santità e i personaggi più rilevanti la cui santità è stata riconosciuta e proclamata dalla comunità credente, concludendo che la storia della santità è la storia della chiesa.

 fernando uribe, “L’albero del bene e del male”. L’ammonizione 2: “Il male della volontà propria” di San Francesco, dopo una minuziosa analisi della lettura che fa Francesco di Gen 2,16-17 conclude che il santo intende il passo biblico non come un divieto di mangiare il frutto del bene e del male, ma dal punto di vista della munificenza di Dio, che concede all’uomo un potere illimitato su tutta la creazione; il male di “appropriarsi della volontà” è un’applicazione della dottrina di Francesco sull’espropriazione, una delle espressioni della minorità; l’obbedienza si risolve in termini di distacco e di povertà interiore.

 chiara giovanna cremaschi, Chiara e la città, presenta con tratti chiari e precisi un aspetto non consueto della vita di Chiara, cioè, il suo rapporto con la città di Assisi, quella città che essa ha abbandonato per seguire Gesù crocefisso, ma che poi ritorna a lei e alle sue sorelle, per chiedere luce e sostegno; la soluzione di molti e gravi problemi sarà da attribuire alla preghiera e ai consigli che escono dalle mura di S. Damiano; la santa condivide i problemi della sua città tanto da diventare ed essere considerata il difensore della città finché, al termine della sua vita, Assisi si riapproprierà di colei che aveva ril 17 giugno

 attilio galimberti, Franciscans International, ci presenta in una stringata sintesi la storia e l’insieme delle attività che “Franciscanas International”, l'organizzazione non governativa francescana, che con il suo lavoro si propone di rendere viva ed attuale la missione e la visione di frate Francesco, lavorando per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, e offrendo insieme ai suoi membri la possibilità di portare nelle Nazioni Unite e nelle organizzazioni internazionali la testimonianza dei più poveri e più vulnerabili della terra.

 gianfranco grieco, Assisi: la consegna francescana di Benedetto xvi, dopo aver ricordato i momenti e i tratti più significativi della visita del Papa ad Assisi ne illustra il significando profondo, traendolo in gran parte dalle parole stesse del Papa il quale con chiarezza e fermezza ricorda che “Assisi ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell'altro, nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione, nell'impegno per la pace e per la riconciliazione”.

 carlo vecchiato, 199° capitolo generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, ci illustra le fasi principali del Capitolo generale dei frati Minori Conventuali, tenuto ad Assisi dal 14 maggio al 18 giugno 2007, ricordandone le scelte prioritarie, come la revisione delle Costituzioni, la formazione alla missione e l’adozione di un progetto sessennale; alla fine è riportato il testo del discorso che il Papa, in visita ad Assisi, ha rivolto ai Capitolari.

 fabrizio congiu e franco di sibio, Dalla Porziuncola alla Basilica Patriarcale di Santa Maria degli Angeli, sintetizzano la cronaca e i vari interventi tenuti al Convegno di studi storici tenuto ad

Assisi nei giorni 2-3 Marzo 2007 sulla storia della Basilica di S. Maria degli Angeli, illustrandone gli aspetti storici, artistici e spirituali.

 luigi francesco ruffato, Umano, ma non troppo umano. Chiara e Francesco 2007, ci aiuta a leggere criticamente la fiction mandata in onda dalla televisione su “Chiara e Francesco”, sintetizzandone la successione degli episodi più rilevanti e soprattutto fornendocene una chiave di lettura, corredato in ciò da un’intervista ai due protagonisti e a due critici del settore.

 luigi francesco ruffato, Questo è un uomo, nella forma letteraria di un dramma ci presenta attraverso la voce diretta del protagonista e di vari personaggi la figura gigantesca del frate martire Massimiliano Kolbe a 25 anni dalla sua canonizzazione; la conclusione della vicenda drammatica che ha il suo epilogo nel campo di sterminio di Auschwitz il 14 agosto del 1941 è illuminata, nell’epilogo, dalla “conversione” del carnefice Höss, impiccato sei anni dopo, che alla fine scopre il senso della sua vita; il Kolbe è testimone della grazia che ha il potere di trasformare anche i cuori più induriti.

 fabio scarsato, Di quella volta che la domanda era interessante più della risposta, con il suo consueto fioretto conclude anche questo quaderno concentrando la nostra attenzione sul valore delle cose più semplici e concrete e ricordandoci la necessità di partire dalle domande reali e concrete se vogliamo dare un senso alle nostre risposte.

  

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Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Sono diventato troppo maturo

Da un po’, anzi da parecchio tempo mi sento lusingato quando vengo considerato e dichiarato come persona matura e saggia. Una persona matura ha poco da imparare, molto da insegnare e sopratutto da giudicare. Ma spesso la sicurezza del saggio viene messa in crisi da episodi apparentemente banali, però pregni di insegnamento. Sono quelli i momenti nei quali la saggezza si esprime proprio nella disponibilità ad imparare dagli eventi meno eclatanti e dalle persone ufficialmente meno accreditate. E chi è più insignificante di un bambino? Eppure, nel giro di due giorni sono stati proprio tre bambini i maestri che più mi hanno fatto riflettere.

 * È il giorno dell’Assunta e sto distribuendo la comunione assistito da una simpatica chierichetta riccioluta di origine etiopica; un’anziana signora, ricevuta la comunione si ferma per dare una carezza alla bambina che risponde con un sorriso, siglando così un rapporto di simpatia che in quel momento voleva coinvolgere due mondi abitualmente estranei. Quale migliore contesto poteva ornare quell’eucaristia? Grazie per quella carezza e grazie per quel sorriso.

 * La sera di quello stesso giorno, di ritorno da una visita ai fratelli della nostra infermeria, assieme alla famiglia di mio fratello ci fermiamo in una pizzeria; fanno parte del nostro gruppo anche tre nipotini. Il locale è pieno e le prenotazioni portano alla composizione di grandi tavolate. All’inizio tutto procede in maniera ordinata e ognuno mantiene il proprio posto: non è difficile individuare la composizione dei vari nuclei familiari o di altra natura: c’è una grande omogeneità che permette di individuare i nonni, i genitori, i figli ed eventuali parenti ed amici. Ad un certo momento le idee si confondono: i bambini spariscono dalle tavole di appartenenza e costituiscono una loro comunità; incominciano a muoversi e a rincorrersi, avviando un gioco e cambiandolo subito dopo; non è più possibile individuare a quale tavolata essi appartengano, tanto più che ne compaiono sempre di nuovi; seguendo con attenzione i movimenti e i loro punti di riferimento si nota che ci sono figli dei gestori del locale, delle cameriere che servono a tavola e delle varie tavolate dei clienti. Allora mi accorgo con quale spontaneità i bambini intrecciano un nuovo tessuto sociale, rompendo o ignorando distinzioni e barriere che noi con tanta cura continuamente costruiamo. È solo incoscienza o inconsapevolezza la loro, o non è invece vera saggezza?

 * Il giorno seguente ritorno a Venezia e salgo in vaporetto, felice di intravedere diversi posti liberi. Assieme a me una mamma con due bambini identifica tre posti liberi vicini e prende posto seguita dalla bambina. Il bambino più piccolo non ci sta alla scelta della mamma, e si arrampica su un sedile lontano, occupando praticamente altri due posti. Era proprio il posto che avevo adocchiato per me. Inutili le insistenze della mamma che lo invita vicino a sé. Allora gli umori peggiori incominciano a rimuginare dentro di me: questo bambino è veramente viziato e maleducato e la mamma lo lascia fare ... e avanti in questa direzione. Fortunatamente anch’io ho trovato un posto dal quale posso osservare il bambino. A un certo punto il mio sguardo si incrocia con il suo e automaticamente si sgonfiano tutti i miei bollori, complice lo spontaneo e irresistibile sorriso di quella creatura che così ha riportato la bonaccia e la riconciliazione nel mio animo. È scomparso il bambino viziato e mi trovo davanti la trasparenza di un volto semplice e senza finzioni e artificiosità, capace di infondere serenità e riconciliazione. Allora ho capito la forza di un sorriso innocente. Grazie, bambino capriccioso, che hai spento i grigi e ingiustificati bollori del mio animo egoista.

 Riprendo queste riflessioni dopo la pausa di una settimana.

 * La settimana scorsa mi trovavo a Sibiu, in Romania, per un’assemblea ecumenica europea. Uno dei momenti più belli di quella settimana ecumenica l’ho vissuto nella casa di un mio amico sacerdote ortodosso, che mi ha invitato a vedere Davide, il suo figlio di sette mesi. Quel bambino ha trasformato la vita dei genitori e quando il papà ritorna a casa alle volte preoccupato o stanco o assorbito da qualche problema, appena il bambino con il suo sorriso e le sue braccine lo invita a sé cade in lui ogni stanchezza e preoccupazione e la vita diventa un gioco; eppure il papà mi ha assicurato che con il suo modo inerme Davide ottiene tutto ciò che vuole. Anch’io ho potuto vivere momenti dolcissimi giocando con Davide e mi sono rammaricato che quel Davide non abbia partecipato all’assemblea, la quale si è agguerrita arruolando ciascuno il proprio Davide, ma quello munito di fionda e pietra per colpire; e se nessuno ha colpito per primo è stato perché era conscio che anche gli altri possedevano la propria pietra da lanciare. Ma per essere più autentica, vivace e creativa l’assemblea aveva bisogno di questi piccoli Davide disarmati ma forti del loro sorriso e incapaci a ferire. Così il piccolo Davide è diventato anche mio maestro di ecumenismo.

 * Naturalmente, dopo questa serie di esperienze, la mia mente ha rivangato nel passato e ha riportato a galla l’esperienza vissuta tempo fa nella metropolitana di Roma dove viaggiavano due mamme, estranee l’una all’altra, ciascuna con un bambino in braccio; ad un certo punto i due bambini hanno incominciato a sorridersi e ad accarezzarsi l’un l’altro finché anche le due mamme si sono accorte l’una dell’altra, si sono scambiate un sorriso e qualche parola, salutandosi prima di lasciarsi. I due bambini hanno cambiato l’atteggiamento di due persone mature.

 In tutte queste occasioni mi è sorta spontanea una domanda: e se noi lasciassimo crescere i bambini senza insegnare loro di diventare come noi? Non si chiuderebbe un’era grigia per aprirne una più luminosa e rasserenante?

So che questo non è facile e forse è irresponsabile. Il bambino gioca, mentre le cose serie le fanno il papà e la mamma. Ma mi vengono in mente anche tanti bambini senza sorriso. In particolare il bambino orfano smette presto di sorridere perché non ha il papà e la mamma. Così mi accorgo che anch’io spesso vivo e mi comporto come un orfano, soffocato dalle cose serie che devo fare e dai gravi problemi che devo risolvere. S. Francesco, dopo che ha ritrovato il Padre di tutti e di tutto ha incominciato a giocare e a cantare la vita, lasciando le cose serie nelle mani e nel cuore del Padre: credeva nella Provvidenza. Avere il cuore da bambino non significa non avere coscienza dei problemi, ma affidarli e affidarsi al Padre. Significa acquistare la libertà interiore. Per questo Gesù non mi chiede di restare o di ritornare, ma di “diventare” bambino (Mt 18,3). È un cammino verso la maturità dei figli del regno. Solo allora capisco l’atteggiamento di Gesù: lasciate che i bambini vengano a me, perché il regno è per quelli come loro (Mt19,14).

 Ora, raccogliendo queste esperienze e divagazioni mi chiedo: perché mi piace il bambino? perché lui si presenta agli altri con ciò che ha di meglio: la dolcezza e il sorriso e soprattutto la debolezza; io invece, per ottenere risultati, mi presento con ciò che ho di peggio, pensando che incutendo paura ho la possibilità di ottenere ciò che voglio.

Per questo vedo nel bambino la parte migliore di quell’umanità che io ho “trattato”, manipolato e sofisticato, spesso attraverso complicati processi di “formazione” o addestramento. Il bambino gode delle cose piccole, mentre io ormai sono assuefatto solo alle imprese grandi ed eclatanti, giungendo solo raramente alla vera gioia.

Tutti sappiamo che è pericoloso dire la verità davanti a un bambino, perché egli non ha segreti per nessuno e non ha imparato l’arte dell’ipocrisia. La sua incapacità a fingere e mentire è troppo pericolosa per noi. Per questo gli insegniamo “come ci si comporta”, facendo distinzioni, coperture e ipocrisie.

 Alla fine sono rientrato in me stesso e ho esaminato la mia posa di persona matura. Solo ora mi accorgo quanto bello sarebbe se, quando mi presento tutti mi considerassero un bambino ... tra l’altro, non sarei più richiesto di cose troppo serie e gravose e potrei essere più me stesso. È nostalgia o indolenza? In ogni caso mi è caro ricordare: “con la bocca dei bimbi affermi la tua potenza” (Sal 8,3)

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In questo numero (Tecle Vetrali) 

*Asterisco, Sono diventato troppo adulto (T. Vetrali)

V. Benetollo, San Domenico Di Guzman, Fondatore dell’Ordine Domenicano Santa Caterina da Siena

 P. Ar.Yyfantis, La santità ortodossa nel secondo millennio cristiano. Contesto ecclesiale, modelli agiologici, personaggi

 F. Uribe, “L’albero del bene e del male”. L’ammonizione 2: “Il male della volontà propria” di San Francesco

 Ch. G. Cremaschi, Chiara e la città

 A. Galimberti, Franciscans International

 G. Grieco, Assisi: la consegna francescana di Benedetto xvi

 C. Vecchiato, 199° capitolo generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali

 F. Congiu e F. di Sibio, Dalla Porziuncola alla Basilica Patriarcale di Santa Maria degli Angeli

 L.F., Ruffato, Umano, ma non troppo umano. Chiara e Francesco 2007

 L.F. Ruffato, Questo è un uomo

 F. Scarsato, Di quella volta che la domanda era interessante più della risposta

 Dalla libreria

 Celebrazione ecumenica, Il centenario della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

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