Volume 1 anno LXXV  2004

In questo numero Asterisco
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Comitato di redazione: Fr. Claudio Battagion, Antonio Baù, Davide Bisognin, Giampietro Falcinelli, Federico Righetti, Leone Rosato, Tecle Vetrali

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia

 

 Mansueti e umili

 

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L' *Asterisco: Ho perso l'orologio ho ritrovato il tempo riflette sui ritmi forzati e spesso artificiosi ai quali è esposta la nostra esperienza quotidiana e che non ci permettono di dare alle cose che facciamo e alle persone con le quali viviamo tutto il tempo che meritano, privandoci anche della possibilità di contemplare e gustare la vita.

Il primo contributo di CHIARA GIOVANNA CREMASCHI, Chiara nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa, che era stato erroneamente omesso nel n. 5 del 2003, ci aiuta a pro- seguire le nostre riflessioni sull' anno clariano; Chiara non solo sente di dover obbedire alla Chiesa, ma si sente in per- fetta comunione di spirito con la Chiesa, vivendo l' esperienza trinitaria e accogliendo da essa la Parola e i sacra- menti; la santa si sente profondamente inserita anche nella missione della Chiesa.

In un secondo contributo, CHIARA GIOVANNA CREMASCHI, Santa Chiara e il Cantico dei Cantici, prosegue e approfondisce le sue riflessioni sull'uso che fa S. Chiara della Scrittura; il Cantico dei Cantici è lo sfondo sul quale si può leggere la mistica sponsale della santa.

NELLO DELL' AGLI, Conflittualità relazionale e lavoro su di sé in fraternità analizza la conflittualità nella vita fraterna come occasione di crescita personale, interrogando la tradizione spirituale ebraico cristiana e la psicologia con-

temporanea.

GIOVANNI SALONIA, Conflittualità e vita fraterna analizza l'inevitabile presenza di conflitti nella vita fraterna partendo dall'esperienza di S. Francesco e dalla sua proposta di fratemità, dove l'accoglienza della diversità supera la conflittualità e imbocca la strada di una relazione creativa e vi- tale; vengono quindi offerti dei percorsi per rendere i conflitti luogo e occasione di crescita.

GIAMBATTlSTA SILINI, La devozione alla Madonna in S. Francesco, partendo dagli scritti di S. Francesco, presenta in semplici linee le caratteristiche della visione e della devozione mariana del santo di Assisi.

 

ANTONIO FREGONA, Il beato Andrea Giacinto Longhin, Vescovo di Treviso, traccia in termini chiari e incisivi la figura del Vescovo cappuccino, da poco beatificato, illustrandone l'umanità, la consapevolezza e responsabilità, la spiritualità e la prudenza e passione pastorale.

 

LLUIS OVIEDO, La sfida dei francescani nel momento attuale si propone come sfida provocatoria, mettendo alla luce problemi scottanti del francescanesimo attuale, con un' analisi e risposte che molti non condivideranno, ma che tutti sono chiamati a prendere in seria considerazione, magari inserendosi in un dibattito serio e non solo emotivo; un serio punto di confronto può essere istituito sui tre elementi ermeneutici fondamentali proposti: la validità della tradizione, l'accento religioso e l'adesione ecclesiale.

 

MADDALENA HOLUIGUE, Riflessione sull'obbedienza, di fronte al fenomeno generalizzato di crisi dell' obbedienza, offre alcune considerazioni spirituali sull' obbedienza, attingendo dalla Parola di Pio e dall' esempio di alcune figure di santi.

 

ZENO CIPRIANO POPESCU, Uno scambio di doni, con uno stile entusiasta, racconta l'esperienza di un gruppo di monache e monaci ortodossi romeni che hanno visitato i santuari francescani e si sono incontrati con numerose fraternità di clarisse, frati minori e francescani secolari d'Italia: un' esperienza che ha lasciato una traccia profonda nel cuore dei partecipanti e che esprime non solo il desiderio ma anche l'avvio dell'unità voluta da Gesù.

 

Le Clarisse di Montagnana (PD), Chiara, un dono per tutti ricordano il significato e il messaggio di santa Chiara per loro e per gli uomini d'oggi, in un saluto rivolto alle famiglie del movimento francescano del nord-est, riunite a Montagnana per celebrare il 750° anniversario della morte di Santa Chiara.

 

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Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Ho perso l'orologio, ho ritrovato il tempo.

Conosco due persone alle quali non regalerei mai un orologio: Ernesto Olivero e un frate da tutti conosciuto. En- trambe le persone svolgono un' attività molto intensa e so- no cariche di responsabilità. Non si può dire, quindi, che per loro il tempo non sia prezioso; ma, forse proprio per questo, essi non se lo sono appropriato. Uno ha scritto che Dio non guarda }.'orologio (Cf. E. Olivero, Dio non guarda l'orologio, Mondatori, Milano 1996), l'altro, il frate, non porta l'orologio, né al polso né al taschino.

Ho cercato di capire questo fatto e mi sono messo a pensare a come utilizziamo l'orologio. Con l'orologio noi frizioniamo il tempo e lo destiniamo secondo un nostro programma ben definito. Con ciò, l'orologio diventa automaticamente lo strumento con il quale noi escludiamo le cose e le persone non programmate e ci difendiamo dalle novità e dalle sorprese. Che cosa pensiamo quando la persona con la quale stiamo parlando guarda l'orologio? Ci accorgiamo che qualche cosa più importante di noi o del nostro discorso lo incalza. E noi, quando incominciamo a guardare con insistenza l'orologio? Quando preme qualcuno o qualche cosa che da questo momento riteniamo più importante di ciò che stiamo facendo.

L'orologio seziona e razionalizza il tempo, imponendo un ritmo preordinato e alle volte artificiale alla nostra vita. Ho provato per un breve periodo a dimenticare l'orologio seguendo i ritmi del sole e della luna, degli animali diurni e notturni, delle mie esigenze fisiche, psicologiche e spirituali e ho ritrovato il ritmo naturale della mia vita; ho concluso la giornata contemplando le stelle e ho composto i miei salmi, posti vicino a quelli di David (ho rivissuto la bella esperienza fatta con alcuni confratelli quando, con la Marmolada allo sfondo, in un mattino pieno di luce, ognuno di noi ha espresso la sua preghiera con la poesia che gli sgorgava spontanea dal cuore nella estasiata contemplazione della creazione di Dio). Mi sono ricordato che spesso 1'0rologio soffoca i "miei" salmi e mi fa pronunciare salmi di altri, che mi portano a tempi e luoghi in cui con sforzo posso solo fingere di contemplare le bellezze di Dio e del suo

mondo.

La programmazione fatta con l'orologio si lascia spesso sfuggire degli intermezzi, che nella musica diventano interludi: ma quando io penso alla delizia che mi procura l'ascolto degli interludi di Chopin, di Strauss, di Mendellsohn, di Sibelius, di Bizet ...o di altri chiari maestri, non posso che rallegrarmi per queste sublimi estemporaneità.

Ho capito che le cose hanno il "loro" tempo, che non è quello del mio orologio, perché il tempo, assieme allo spazio, è il grande contenitore nel quale Dio ha collocato le sue creature. Se lo spazio è il giardino di Dio, il tempo è il ritmo di Dio; spazio e tempo contengono le cose come in un grembo vitale. Riconoscendo a ogni cosa e persona il "suo" tempo io le ridò dignità. Ogni mia azione riacquista dignità quando io le riconosco e concedo il "suo" tempo.

Stiamo prendendo coscienza dello scempio che abbiamo fatto del giardino di Dio, ma non ancora dello sconvolgimento del ritmo di Dio, che è quello naturale delle cose. Il ritmo del nostro agire è talmente esasperato che spesso non riusciamo a seguirlo né con la nostra mente e la nostra attenzione, né tanto meno con la nostra partecipazione affettiva. Abbiamo rovinato il creato facendolo nostro e sfruttandolo per il nostro egoismo, abbiamo stravolto il ritmo della natura e della vita frazionando il tempo a servizio esclusivo dei nostri interessi. Invece di inserirci nell' armonia e nel ritmo del creato ne siamo diventati i despoti e quindi i corruttori. Il mito di Crono che divora i suoi figli è la proiezione di una realtà quotidiana che assume proporzioni sempre più impressionanti: l'assillo del cronometro sacrifica la serenità, la pace, la contemplazione, la finezza e l'espressione artistica: non c'è più spazio per noi e per le cose belle nella nostra vita. Oppure, creiamo spazi e tempi per noi, ma non per gli altri; per parlare, ma non per ascoltare; per fare e per donare, ma non per attendere e accogliere il dono.

Ce lo immaginiamo S. Francesco con gli occhi continuamente fissi sull'orologio perché ha molte cose da fare? Dove sarebbe il tempo per i suoi frati vivi e imprevedibili, per i poveri, per assaporare la bellezza in ogni angolo nascosto e scoprirvi la presenza di Dio?

Come vorrei perdere l'orologio per recuperare il tempo delle cose, che è il tempo di Dio.

(Vorrei che almeno una persona ascoltasse con serietà queste riflessioni: prima di tutto il sottoscritto).

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In questo numero (7: Vetrali) pag. 5

* Asterisco: Ho perso l'orologio ho ritrovato il tempo (7: Vetrali) pag. 9

Ch. G. Cremaschi, Chiara nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa pag. 13

Ch. G. Cremaschi, Santa Chiara e il Cantico dei Cantici pag. 39

N. Dell'Agli, Conflittualità relazionale e lavoro su di sé in fraternità pag. 53

G. Salonia, Conflittualità e vita fraterna pag. 85

 

G.B. Silini, La devozione alla Madonna in S. Francesco pag. 97 

 

A. Fregona, Il Beato Andrea Giacinto Longhin Vescovo di Treviso pag. 109 

 

L. Oviedo, La sfida dei francescani nel momento attuale pag. 121 

 

M. Holuigue, Riflessione sull'obbedienza pag. 137 

 

Z.C. Popescu, Uno scambio di doni pag. 143 

 

Clarisse di Montagnana, Chiara, un dono per tutti pag. 161