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Comitato di redazione: Fr. Claudio Battagion, Antonio Baù, Davide Bisognin, Giampietro Falcinelli, Federico Righetti, Leone Rosato, Tecle Vetrali
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia |
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Mansueti e umili |
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L' *Asterisco: Ho perso
l'orologio ho ritrovato il tempo riflette sui ritmi forzati e spesso
artificiosi ai quali è esposta la nostra esperienza quotidiana e che non
ci permettono di dare alle cose che facciamo e alle persone con le quali
viviamo tutto il tempo che meritano, privandoci anche della possibilità
di contemplare e gustare la vita. Il primo contributo di CHIARA
GIOVANNA CREMASCHI, Chiara nella Chiesa, con la Chiesa, per la
Chiesa, che era stato erroneamente omesso nel n. 5 del 2003, ci aiuta
a pro- seguire le nostre riflessioni sull' anno clariano; Chiara non solo
sente di dover obbedire alla Chiesa, ma si sente in per- fetta comunione
di spirito con la Chiesa, vivendo l' esperienza trinitaria e accogliendo
da essa la Parola e i sacra- menti; la santa si sente profondamente
inserita anche nella missione della Chiesa. In un secondo contributo, CHIARA
GIOVANNA CREMASCHI, Santa Chiara e il Cantico dei Cantici, prosegue
e approfondisce le sue riflessioni sull'uso che fa S. Chiara della
Scrittura; il Cantico dei Cantici è lo sfondo sul quale si può leggere
la mistica sponsale della santa. NELLO DELL' AGLI, Conflittualità
relazionale e lavoro su di sé in fraternità analizza la
conflittualità nella vita fraterna come occasione di crescita personale,
interrogando la tradizione spirituale ebraico cristiana e la psicologia
con- temporanea. GIOVANNI SALONIA, Conflittualità e vita fraterna analizza l'inevitabile presenza di conflitti nella vita fraterna partendo dall'esperienza di S. Francesco e dalla sua proposta di fratemità, dove l'accoglienza della diversità supera la conflittualità e imbocca la strada di una relazione creativa e vi- tale; vengono quindi offerti dei percorsi per rendere i conflitti luogo e occasione di crescita. GIAMBATTlSTA
SILINI, La devozione alla Madonna in S. Francesco, partendo
dagli scritti di S. Francesco, presenta in semplici linee le
caratteristiche della visione e della devozione mariana del santo di
Assisi.
ANTONIO
FREGONA, Il beato Andrea Giacinto Longhin, Vescovo di Treviso, traccia
in termini chiari e incisivi la figura del Vescovo cappuccino, da poco
beatificato, illustrandone l'umanità, la consapevolezza e
responsabilità, la spiritualità e la prudenza e passione pastorale.
LLUIS
OVIEDO, La sfida dei francescani nel momento attuale si propone
come sfida provocatoria, mettendo alla luce problemi scottanti del
francescanesimo attuale, con un' analisi e risposte che molti non
condivideranno, ma che tutti sono chiamati a prendere in seria
considerazione, magari inserendosi in un dibattito serio e non solo
emotivo; un serio punto di confronto può essere istituito sui tre
elementi ermeneutici fondamentali proposti: la validità della tradizione,
l'accento religioso e l'adesione ecclesiale.
MADDALENA
HOLUIGUE, Riflessione sull'obbedienza, di fronte al fenomeno
generalizzato di crisi dell' obbedienza, offre alcune considerazioni
spirituali sull' obbedienza, attingendo dalla Parola di Pio e dall'
esempio di alcune figure di santi.
ZENO CIPRIANO POPESCU, Uno scambio di doni, con uno stile entusiasta, racconta l'esperienza di un gruppo di monache e monaci ortodossi romeni che hanno visitato i santuari francescani e si sono incontrati con numerose fraternità di clarisse, frati minori e francescani secolari d'Italia: un' esperienza che ha lasciato una traccia profonda nel cuore dei partecipanti e che esprime non solo il desiderio ma anche l'avvio dell'unità voluta da Gesù.
Le Clarisse di Montagnana (PD), Chiara, un dono per tutti ricordano il significato e il messaggio di santa Chiara per loro e per gli uomini d'oggi, in un saluto rivolto alle famiglie del movimento francescano del nord-est, riunite a Montagnana per celebrare il 750° anniversario della morte di Santa Chiara.
Asterisco di TECLE VETRALI frate minore Ho perso l'orologio, ho ritrovato il tempo. Conosco
due persone alle quali non regalerei mai un orologio: Ernesto Olivero e un
frate da tutti conosciuto. En- trambe le persone svolgono un' attività
molto intensa e so- no cariche di responsabilità. Non si può dire,
quindi, che per loro il tempo non sia prezioso; ma, forse proprio per
questo, essi non se lo sono appropriato. Uno ha scritto che Dio non guarda
}.'orologio (Cf. E. Olivero, Dio non guarda l'orologio, Mondatori,
Milano 1996), l'altro, il frate, non porta l'orologio, né al polso né al
taschino. L'orologio
seziona e razionalizza il tempo, imponendo un ritmo preordinato e alle
volte artificiale alla nostra vita. Ho provato per un breve periodo a
dimenticare l'orologio seguendo i ritmi del sole e della luna, degli
animali diurni e notturni, delle mie esigenze fisiche, psicologiche e
spirituali e ho ritrovato il ritmo naturale della mia vita; ho concluso la
giornata contemplando le stelle e ho composto i miei salmi, posti vicino a
quelli di David (ho rivissuto la bella esperienza fatta con alcuni
confratelli quando, con la Marmolada allo sfondo, in un mattino pieno di
luce, ognuno di noi ha espresso la sua preghiera con la poesia che gli
sgorgava spontanea dal cuore nella estasiata contemplazione della
creazione di Dio). Mi sono ricordato che spesso 1'0rologio soffoca i
"miei" salmi e mi fa pronunciare salmi di altri, che mi portano
a tempi e luoghi in cui con sforzo posso solo fingere di contemplare le
bellezze di Dio e del suo mondo. La
programmazione fatta con l'orologio si lascia spesso sfuggire degli
intermezzi, che nella musica diventano interludi: ma quando io penso alla
delizia che mi procura l'ascolto degli interludi di Chopin, di Strauss, di
Mendellsohn, di Sibelius, di Bizet ...o di altri chiari maestri, non posso
che rallegrarmi per queste sublimi estemporaneità. Ho capito
che le cose hanno il "loro" tempo, che non è quello del mio
orologio, perché il tempo, assieme allo spazio, è il grande contenitore
nel quale Dio ha collocato le sue creature. Se lo spazio è il giardino di
Dio, il tempo è il ritmo di Dio; spazio e tempo contengono le cose come
in un grembo vitale. Riconoscendo a ogni cosa e persona il "suo"
tempo io le ridò dignità. Ogni mia azione riacquista dignità quando io
le riconosco e concedo il "suo" tempo. Stiamo
prendendo coscienza dello scempio che abbiamo fatto del giardino di Dio,
ma non ancora dello sconvolgimento del ritmo di Dio, che è quello
naturale delle cose. Il ritmo del nostro agire è talmente esasperato che
spesso non riusciamo a seguirlo né con la nostra mente e la nostra
attenzione, né tanto meno con la nostra partecipazione affettiva. Abbiamo
rovinato il creato facendolo nostro e sfruttandolo per il nostro egoismo,
abbiamo stravolto il ritmo della natura e della vita frazionando il tempo
a servizio esclusivo dei nostri interessi. Invece di inserirci nell'
armonia e nel ritmo del creato ne siamo diventati i despoti e quindi i
corruttori. Il mito di Crono che divora i suoi figli è la proiezione di
una realtà quotidiana che assume proporzioni sempre più impressionanti:
l'assillo del cronometro sacrifica la serenità, la pace, la
contemplazione, la finezza e l'espressione artistica: non c'è più spazio
per noi e per le cose belle nella nostra vita. Oppure, creiamo spazi e
tempi per noi, ma non per gli altri; per parlare, ma non per ascoltare;
per fare e per donare, ma non per attendere e accogliere il dono. Ce lo
immaginiamo S. Francesco con gli occhi continuamente fissi sull'orologio
perché ha molte cose da fare? Dove sarebbe il tempo per i suoi frati vivi
e imprevedibili, per i poveri, per assaporare la bellezza in ogni angolo
nascosto e scoprirvi la presenza di Dio? Come
vorrei perdere l'orologio per recuperare il tempo delle cose, che è il
tempo di Dio. (Vorrei
che almeno una persona ascoltasse con serietà queste riflessioni: prima
di tutto il sottoscritto). |
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In questo numero (7: Vetrali)
pag. 5 * Asterisco: Ho
perso l'orologio ho ritrovato il tempo (7: Vetrali) pag. 9 Ch. G. Cremaschi, Chiara
nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa pag. 13 Ch. G. Cremaschi, Santa
Chiara e il Cantico dei Cantici pag. 39 N. Dell'Agli, Conflittualità
relazionale e lavoro su di sé in fraternità pag. 53 G. Salonia, Conflittualità e vita fraterna pag. 85
G.B. Silini, La devozione alla Madonna in S. Francesco pag. 97
A. Fregona, Il Beato Andrea Giacinto Longhin Vescovo di Treviso pag. 109
L. Oviedo, La sfida dei francescani nel momento attuale pag. 121
M. Holuigue, Riflessione sull'obbedienza pag. 137
Z.C. Popescu, Uno scambio di doni pag. 143
Clarisse di Montagnana,
Chiara, un dono per tutti pag. 161
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