Volume 1 anno LXXVI  2005

In questo numero Asterisco
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Comitato di redazione: Fr. Andrea Arvalli ofmconv, Paolino Zilio ofmcap, Federico Righetti ofm, Leone Rosato ofm, Tecle Vetrali ofm

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto ofm, Gianfranco Zaggia ofm

 

      Un cuore puro    

 

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Nell’ *Asterisco tecle vetrali, Il professore ha incontrato il maestro, fa una considerazione in seguito a un incontro con i frati minori che operano in Marocco: mentre molti possono essere specializzati e professori nelle teorie e tecniche del dialogo, i veri maestri in questo campo sono coloro che praticano il dialogo della vita, condividendo i problemi dei fratelli, senza alcuna attesa di gratificazione.

thaddée matura, Il cuore rivolto verso il Signore, traccia un profilo dell’esperienza contemplativa della vita cristiana, partendo dagli scritti di S. Francesco. Dall’acuta analisi risulta la centralità del cuore puro che permette di contemplare Dio nel suo mistero e nella sua opera. Viene individuato pure un itinerario di purificazione e di illuminazione che porta alla purezza del cuore.

La suora ortodossa ilaria benzar, Beati i puri di cuore. Essere in Dio e con Dio, prosegue la riflessione sui puri di cuore commentando la beatitudine di Matteo alla luce della tradizione dei Padri, ricordandoci che non si è puri se non nel cuore, cioè negli impulsi dell’amore.

chiara giovanna cremaschi, Le Lettere ai Corinzi negli scritti di Chiara d’Assisi, continuando il suo itinerario fra gli scritti di Santa Chiara alla ricerca di risonanze bibliche, scopre e ci fa conoscere in Chiara una profonda conoscitrice della S. Scrittura; nei suoi scritti, infatti, non si trovano solo riferimenti  a passi abitualmente ricorrenti nella liturgia e da tutti conosciuti, ma profondi concetti teologici attinti direttamente dalla Parola di Dio; nel presente articolo è sottolineato e dimostrato quanto profondamente Santa Chiara sia penetrata nella teologia e nella mistica di S. Paolo presente nelle Lettere ai Corinzi.

vincenzo brocanelli, I francescani costruttori di ponti, partendo dall’esperienza dell’incontro di S. Francesco con il Sultano, ne ricava una teologia dell’incontro, codificata dal capitolo 16 della Regola non bollata. Da qui nasce la vocazione e l’attitudine dei francescani a costruire ponti, cioè punti d’incontro e di condivisione.

A nome di tutti i confratelli, un frate della fondazione del marocco, Una vita in dialogo, caratterizza la vita dei frati che vivono in Marocco: lì il dialogo tocca profondamente la vita di ogni frate, perché esso è fatto di donazione, di gratuità, è considerato un valore della vita in se stesso, senza speranza di conquista o di contraccambio.

ciro tammaro, Attualita’ del messaggio di Raimondo Lullo nel “liber  de  gentili  et  tribus sapientibus”, ci ripropone l’interessante e attuale insegnamento di Raimondo Lullo sul dialogo interreligioso, ricordando che i tre saggi, l’ebreo, il cristiano e il musulmano sono chiamati a dare una risposta al ricercatore gentile, cioè ad ogni uomo che cerca la verità.

stefan damian  e  filippo de marchis, Giovanni da Capestrano: 1386 – 1456. Il segreto della sua reliquia, prendendo lo spunto dalla ricognizione delle reliquie di S. Luca a Padova, rifanno la storia delle reliquie di S. Giovanni da Capestrano, che attualmente sono oggetto di un contenzioso storico con il monastero ortodosso femminile di Bistritza: là sono venerate reliquie che per gli ortodossi appartengono a S. Gregorio Decapolita mentre per i nostri autori appartengono a S. Giovanni da Capestrano. Questi ultimi si augurano che giunga il momento in cui sia possibile una ricognizione scientifica delle reliquie che permetta la loro giusta attribuzione.

lluís oviedo, Verso un’altra cultura francescana e un nuovo paradigma negli studi francescani, riapre la rubrica “Provocazioni per un dibattito” con un’analisi critica della situazione dell’Ordine francescano dopo il Vaticano II, mettendone in risalto gli aspetti più discutibili e deludenti e proponendo gli elementi fondamentali di una forma culturale alternativa, con un nuovo paradigma negli studi francescani.

tecle vetrali, Non mi ci vedo …, dà una prima risposta a caldo alle provocazioni contenute nell’articolo di Oviedo, esponendo il proprio punto di vista sul alcuni punti dell’analisi di quello scritto, e augurandosi che il dibattito continui con l’apporto di altri qualificati contributi.

 

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Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Il professore ha incontrato il maestro.

Da molti anni mi interesso di dialogo e da alcuni sono considerato addirittura un esperto in materia; per questo sono spesso invitato a parlare per spiegare che cos’è il dialogo, quali sono le sue caratteristiche ed esigenze.

Anche l’Ordine dei frati minori ha una commissione “specializzata”, con il compito di insegnare e “accompagnare” i frati nella formazione al dialogo e per questo è impegnata ad elaborare sussidi, a promuovere iniziative di animazione, a progettare visite presso presenze dove il dialogo riveste un’urgenza particolare; scopo di tali visite è di sostenere e incoraggiare i frati del luogo a maturare una mentalità di dialogo, magari offrendo loro strumenti e suggerimenti ritenuti adatti alla loro situazione concreta.

Su questa linea si colloca la visita della commissione per il dialogo alla fondazione dei frati del Marocco, avvenuta nei giorni 2-6 gennaio 2005. La consapevolezza di non avere molto da insegnare, perché non si conosceva molto né delle loro persone né della situazione locale, ci ha indotto a ricorrere al solito espediente: diamo spazio a loro e ascoltiamoli. E’ stata una felice intuizione: era necessario che loro parlassero e noi ascoltassimo, perché la cattedra del dialogo viene dalla vita e non dai libri o dalla speculazione. Noi, professionisti o professori del dialogo, abbiamo trovato i veri maestri.

E tutto questo nonostante l’insistenza con cui tutti ripetevano: “noi non facciamo dialogo alto … per quello c’è un centro e gli specialisti … noi facciamo un dialogo semplice, spicciolo, nella vita di ogni giorno”. Questo tipo di dialogo per loro è la cosa più semplice, naturale e … francescana di questo mondo: è il modo di vivere le indicazioni del capitolo 16 della Regola non bollata di S. Francesco; essi non si sentono di vivere “presso” i musulmani ma “fra” di loro e “con loro”.

Senza molto teorizzare essi vivono e insegnano una delle caratteristiche cristiane fondamentali del dialogo, cioè la gratuità. Essi sanno che la loro presenza e tutta la loro opera non avrà alcun ritorno o “risultato concreto” sotto l’aspetto religioso: non c’è prospettiva né possibilità concreta di conversioni; non si può fare alcuna opera di evangelizzazione verso il mondo islamico, non si può diffondere e neppure prestare la bibbia … Chi vede nel dialogo solo uno strumento per l’evangelizzazione in vista della conversione altrui non trova una giustificazione per questo tipo di presenza. Questi frati, però, ci insegnano che il dialogo è in se stesso un modo di vivere la fede, al di là dei risultati che si possono attendere, perché il dialogo è il linguaggio di Dio nei nostri riguardi nel corso della storia, il linguaggio di Gesù che si è donato tutto, senza nulla condizionare a una nostra risposta.

Quel tipo di presenza mi ha confermato nella convinzione che la linea vincente è quella perdente; naturalmente, questa espressione riceve il suo senso solo dalla contemplazione della croce. Nella mia mente hanno acquistato luce le parole di S. Francesco che indica la sottomissione come modo di testimoniare il vangelo (Rnb 16,6-7).

A contatto con questi maestri i professionisti e i professori hanno potuto rimettere a fuoco un concetto: ogni creatura è la sede dell’iniziativa e della tenerezza del Padre e io posso accogliere Dio attraverso il canale dell’altro: è come una fecondazione reciproca. Questa convinzione spiega una serie di atteggiamenti per loro ormai diventati abituali: al posto di giudizi e condanne reciproche condividere la vita quotidiana e le cose migliori della propria esperienza religiosa. Questo clima può far nascere iniziative spontanee rare e isolate, ma molto significative, come quella di una comunità di sufi (= mistici musulmani) che chiedono ai frati di condividere in dialoghi mensili la propria esperienza e le proprie ispirazioni religiose, oppure quella dei gruppi di ascolto tra famiglie cristiane e musulmane … e altre simili.

Anche l’esperienza di vita fraterna, in questo ambiente, viene ricondotta alle sue componenti essenziali: preghiera e accoglienza. Perché non approfittare di questa testimonianza per un’esperienza di formazione permanente per i nostri frati?

Ma anche il “dialogo alto” è condotto con medesimo spirito. “La source” (= la sorgente), centro diocesano fondato dal P. Jacques Levrat, assunzionista, 22 anni fa, ama definirsi non luogo di dialogo, ma di accoglienza. Infatti, anche il dialogo formale può suscitare, e di fatto suscita diffidenza, perché potrebbe essere finalizzato al proselitismo o alla conversione dell’altro. “La source”, invece, vuole essere un luogo di libertà, riservato ai ricercatori, dove si può ricercare e parlare di problemi riguardanti il paese e tutto il Magreb: storia, filosofia, cultura, sociologia, religione. Ogni mese c’è un incontro che offre l’opportunità di scambiarsi i risultati delle varie ricerche. Anche sotto questo aspetto il centro diventa una cattedra di insegnamento per i professionisti del dialogo: la cultura è un canale privilegiato e indispensabile per un contatto profondo, aperto a un dialogo convinto e impegnato sui veri problemi dell’uomo e della vita. L’esperienza marocchina ci ricorda che nel nostro dialogo abbiamo spesso sottovalutato il fattore culturale e siamo partiti immediatamente  da basi di carattere religioso. In questo modo trasmettiamo tanta cultura nostra come Vangelo. Ma oltre a questo, siamo sicuri che il nostro mondo è più religioso e pregno di valori “cristiani” di quello musulmano? Dov’è il senso della trascendenza e del soprannaturale?  Allargando l’orizzonte, non è il caso di porci sul piano culturale per instaurare un dialogo con un mondo sempre più estraneo al vangelo?

Tutti questi messaggi mi hanno convinto ancora una volta che il dialogo si colloca nella vita e non nella bocca e certamente più nell’orecchio, cioè nell’ascolto, che nella lingua; esso nasce più dalla disponibilità ad accogliere un dono che dalla volontà di arricchire gli altri, perciò trova spazio solo in un cuore povero, che vive la gratuità e non cerca le gratificazioni. Giustamente osservava con acutezza uno di noi: un frate narcisista (che cerca il successo e l’ascolto) in Marocco muore d’infarto. Data la brevità del soggiorno, tutta la commissione si è salvata dall’infarto.

Io e tutti gli altri membri della commissione per il dialogo ci eravamo recati in Marocco per sostenere i nostri fratelli e promuovere il dialogo, ma ci siamo accorti che si può essere professionisti o professori di dialogo, però i veri maestri sono loro che lo vivono.

Grazie, fratelli, che non aspirate a inserirvi nel “dialogo alto”.
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In questo numero  

* Asterisco: Il professore ha incontrato il maestro (T. Vetrali)

 Th. Matura, Il cuore rivolto verso il Signore

 I. Benzar, Beati i puri di cuore. Essere in Dio e con Dio

 Ch. G. Cremaschi, Le Lettere ai Corinzi negli scritti di Chiara d’Assisi

 V. Brocanelli, I Francescani costruttori di ponti

 Un frate della Fondazione di Marocco, Una vita in dialogo

 C. Tammaro, Attualita’ del messaggio di Raimondo Lullo nel “liber  de  gentili  et  tribus     sapientibus

 Stefan Damian - F. De Marchis, Giovanni da Capestrano: 1386 – 1456. Il segreto della sua reliquia

 L. Oviedo, Verso un’altra cultura francescana e un nuovo paradigma negli studi francescani

 T. Vetrali, Non mi ci vedo …