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Comitato di redazione: Fr. Andrea Arvalli ofmconv, Paolino Zilio ofmcap, Federico Righetti ofm, Leone Rosato ofm, Tecle Vetrali ofm
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto ofm, Gianfranco Zaggia ofm |
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La Risurrezione |
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Questo numero ha carattere monografico e offre riflessioni sul mistero della Risurrezione di Gesù e sui suoi effetti nella creazione e nella vita dell’uomo. Nell’ * Asterisco: Non ho pace da distribuire, tecle vetrali riflette sul saluto del Risorto e sul suo dono della pace osserva che la pace è prima di tutto un dono da accogliere e che chi la promuove è credibile solo se può mostrare nel suo corpo le cicatrici dell’amore e della donazione di sé. tecle vetrali, La Risurrezione mistero di vita, offre una visione generale sul messaggio della Risurrezione nell’Antico e nel Nuovo Testamento; del Nuovo Testamento si esaminano prima le parole di Gesù e del kerygma della chiesa primitiva, per analizzare poi le narrazioni dei quattro vangeli; i messaggi di Paolo e dell’Apocalisse evidenziano il mistero della Risurrezione nella vita cristiana. daniele cogoni, La Risurrezione di Cristo e dei credenti nella teologia e nella spiritualità orientale, ci introduce nella teologia e spiritualità della chiesa orientale, che dalla Risurrezione attinge una particolare visione del mondo, della chiesa e della vita cristiana; considerata prima la Risurrezione di Cristo come discesa agli inferi e nelle caratteristiche manifestate dal Risorto nelle apparizioni, se ne illustra poi lo spazio che essa occupa nella liturgia, servendosi anche dell’analisi di due icone. luciana mirri, La danza della vita. L’Icona della Discesa agli inferi, attraverso l’analisi di un’icona, ci offre un intreccio fra diversi linguaggi contemplativi, come quello delle forme e dei colori, quello liturgico e quello teologico, aiutandoci a comprendere la natura e la funzione dell’icona e a sostare nella sua contemplazione. pompeo piva, L’immagine di Dio in Cristo nello Spirito Santo. Fondamento di una morale pasquale, con un linguaggio prettamente biblico e teologico ci accompagna verso la comprensione di una vita cristiana intesa come espressione concreta del mistero pasquale nella fedeltà al messaggio di Cristo che riduce l’obbedienza del cristiano al comandamento dell’amore. cesare vaiani, La Risurrezione nell’esperienza di Francesco d’Assisi, analizza gli scritti di S. Francesco, soffermandosi soprattutto sull’Ufficio della Passione, per concludere che, se nella cristologia di Francesco la Risurrezione è presente solo in modo implicito, emerge chiaramente la persona del Signore glorioso e risorto, vivente oggi come colui che parla nel vangelo ed è presente nell’eucaristia; nell’esperienza mistica di Francesco non è presente solo il Crocifisso o solo il Risorto, ma il mistero pasquale nell’indissolubile unione di morte e risurrezione. chiara giovanna cremaschi, La Risurrezione in Chiara e nelle sorelle povere nei secoli, ci invita a leggere gli scritti di Chiara oltrepassando i limiti del vocabolario, molto scarso riguardo alla Risurrezione, per scoprire che nella santa di Assisi il Crocifisso è il Risorto; ma anche l’immagine di Cristo agnello, letta alla luce del Nuovo Testamento, ci rimanda a Cristo risorto; attraverso il testamento di Chiara siamo guidati a leggere l’esperienza della santa e delle sue sorelle alla luce del Risorto; sulla stessa scia si collocano nella lunga storia della famiglia clariana Caterina da Bologna, Camilla Battista da Varano… chino biscontin, Una spiritualità della Risurrezione, ci guida nel cammino che parte dalla riflessione teologica per calarsi nel vissuto dell’esistenza cristiana, evidenziando le caratteristiche di una vita che affonda le sue radici nella Risurrezione di Gesù; il messaggio biblico trova un puntuale riscontro nell’esperienza spirituale di Francesco d’Assisi, così che siamo condotti a concludere che la spiritualità francescana è un’autentica spiritualità della Risurrezione. valentino cottini, La risurrezione dei morti nell’Islam, ci aiuta, talvolta in modo indiretto e attraverso la via delle differenze, a capire meglio lo specifico del mistero cristiano della Risurrezione; sfatando molti preconcetti e luoghi comuni che viziano la nostra conoscenza dell’Islam, l’autore ci illustra qual è il senso della vita per il Corano, quali sono i segni premonitori della fine del mondo, quale il ruolo di Gesù e il potere di Dio nel risuscitare i morti e quale lo stato dei risuscitati.
Asterisco di TECLE VETRALI frate minore Non ho pace da distribuire. Uno dei fenomeni più confortanti che caratterizzano questi tempi è una aumentata sensibilità per la pace che, però, da dono e realtà goduta è diventata “problema”. Infatti, ormai si parla sempre dei “problemi” della pace. Ciò significa che la pace la vediamo sempre più lontana da noi. E ciò nonostante si moltiplichino “a vista d’occhio” i volontari della pace. Ma forse sta proprio qui il problema: nella priorità data alla “vista d’occhio”, cioè alla visibilità e all’efficacia e forza d’urto dei propri sforzi per la pace. Tutti si presentano come promotori e costruttori di pace, fino al punto da giustificare e promuovere guerre e violenze per promuovere la pace. Ho provato anch’io ad arruolarmi fra i promotori e costruttori di pace, ma poi ho perso il coraggio. Ingenuamente e senza cattiveria avevo anch’io la mia pace da offrire e condividere. Mi sono accorto che eravamo in troppi, ciascuno con la sua pace e i vari progetti suscitavano più confronti e gelosie che riconciliazione. Nelle meditazioni pasquali credo di avere scoperto ciò che non funziona: è il possessivo “mio”. Gesù risorto si presenta ai discepoli con il dono della pace: “Pace a voi!” (Gv 20,19.21.26); è la pace che Gesù aveva promesso prima della sua passione: “Vi dono la mia pace … non come la dà il mondo” (Gv 14,27). Gesù reclama l’esclusività di una “sua” pace. Ma il “mio” di Gesù si è frantumato in una molteplicità di “mio” personali. I nostri piani personali prendono il sopravvento e tanti nostri sforzi per la pace fanno di noi non operatori di pace, ma protagonisti di distinzioni e divisioni. Ciò si verifica non solo al livello dei contatti fra le grandi potenze politiche, economiche e sociali, ma anche all’interno delle nostre realtà ecclesiali e comunitarie. Per quanto riguarda l’Europa, sentiamo in continuazione le alte dichiarazioni delle chiese che proclamano la loro vocazione e missione rivendicando un ruolo nella costruzione di una unità civile, sociale e politica del nostro continente; se poi guardiamo ai vari pulpiti dai quali provengono questi proclami vediamo che i proclamatori di unità sono chiese divise fra loro e in reciproca competizione. Allora la scena diventa meno entusiasmante: chiese divise e in discordia che si atteggiano a maestre di unità e di pace. Guardando ancora appena al di sotto della superficie incontriamo chiese lacerate da divisioni interne che si arricchiscono di organismi e di iniziative per promuovere l’unità fra le chiese; movimenti cristiani (e negli ultimi tempi anche la nostra famiglia francescana ce ne offre un esempio) mortificati e umiliati da lotte intestine in nome dell’unità e della genuinità di un ideale; comunità cristiane che ospitano continue tensioni e concorrenze…: il tutto come frutto di tante proposte personali di pace; non più l’unica pace di Cristo, ma tante piccole paci discordanti. La riflessione pasquale mi riporta al punto di partenza, cioè, alla sorgente della pace, che è e rimane Gesù risorto: “Pace a voi! … Detto questo mostrò loro le mani e il costato … Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,20.21). La pace è un dono e non potrà mai diventare nostra, quasi la potessimo produrre e gestire a piacimento. La pace vera la possiamo solo accogliere, perché è dono di Gesù. Un dono che Lui non ci ha offerto a buon mercato: per accreditare la vera pace Gesù mostra le piaghe della sua passione, e così egli diventa credibile. Prima di inviare i discepoli a portare la pace Gesù l’ha piantata nel loro cuore. Se prima di tutto non si accoglie questo dono, non c’è materiale di esportazione, non c’è pane con il quale sfamare gli altri. Il primo passo da compiere, quindi, è la disponibilità ad accogliere la pace offerta da Gesù: pacificare l’animo. Non è l’impresa più facile. Ma anche la trasmissione della pace deve essere fedele alla sua origine. Gesù invia i suoi discepoli “come” il Padre ha inviato lui. E noi sappiamo come Gesù ha svolto la sua missione: ce lo fa vedere mostrandoci le sue piaghe. Non si può pretendere di trasmettere la pace senza mostrare nel proprio corpo le cicatrici dell’amore e della donazione di sé. E’ proprio la mancanza della vera esperienza di pace offerta dal Risorto che ci rende incapaci a trasmetterla agli altri e a promuoverla intorno a noi. La pasqua mi ha insegnato a gettare nel cestino la “mia” pace, con tutti i suoi progetti, e ad affidarmi all’unica pace, che posso accogliere solo come dono gratuito. La mia preoccupazione è di saper accogliere la pace. Questo pensiero mi rimette in sintonia con S. Francesco: “la pace che annunziate con la bocca abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori” (3Comp 58, FF 1469). E’ così che ho cambiato la mia preghiera e ora prego così: O Signore, toglimi i miei progetti di pace e fammi un “accoglitore” della tua pace. |
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In questo numero * Asterisco: Non ho pace da distribuire (T. Vetrali) T. Vetrali, La Risurrezione mistero di vita D. Cogoni, La risurrezione di Cristo e dei credenti nella teologia e nella spiritualità orientale L. Mirri, La danza della vita. L'icona della Discesa agli inferi P. Piva, L’impegno di Dio in Cristo nello Spirito Santo: fondamento di una morale pasquale C. Vaiani La risurrezione nell’esperienza di Francesco d’Assisi Ch. G. Cremaschi, La risurrezione nell’esperienza di Chiara e delle sorelle povere nei secoli Ch. Biscontin, Una spiritualità della Risurrezione V. Cottini, La risurrezione dei morti nel Corano Dalla libreria |
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