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Comitato di redazione: Fr. Claudio Battagion, Antonio Baù, Davide Bisognin, Giampietro Falcinelli, Federico Righetti, Leone Rosato, Tecle Vetrali
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia |
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La verità bugiarda |
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Più che da un tema unitario, il presente numero è caratterizzato dalla varietà dei contributi. Emerge, tuttavia, l’accentuazione di un tema, sul quale si concentrano soprattutto quattro contributi, cioè: il tema dell’ appartenenza. L’appartenenza determina la qualità e le caratteristiche di una vita, poiché ciascuno vive in base alla sua appartenenza: al mondo, a se stesso, a Dio… Come il solito, il quaderno si apre con l’*Asterisco: tecle vetrali, La verità bugiarda riflette su tanti modi con i quali spesso la verità viene strumentalizzata e principalmente sui rischi che si corrono quando si cade nella tentazione di identificare se stessi con la verità. chino biscontin, Francesco: un’appartenenza innamorata, percorrendo in modo particolare gli scritti di S. Francesco, ci mostra come il santo di Assisi, amato da Gesù, lo ha riamato e non ha desiderato nient’altro se non appartenergli fino in fondo; per amore si dedica alla lettura del Vangelo; l’appartenenza a Gesù diventa imitazione nella povertà e libertà, nella gratuità e generosità, che diventa dedizione, servizio, benevolenza e misericordia.andrea arvalli, Custodire Cristo nell’intimo del cuore: la via dell’interiorità segnala l’interiorità come via per giungere alla totale appartenenza a Cristo; per Francesco l’interiorità è la strada del cuore attraverso la quale egli si libera dell’invadenza del proprio io per appartenere completamente a Cristo; in questa prospettiva acquistano il loro senso l’umiltà, la minorità e il raccoglimento; nel raccoglimento interiore si vive in pienezza il proprio presente, si valorizza il passato e si costruisce il futuro; tale processo è possibile solo in un’appartenenza totale a Cristo.chiara giovanna cremaschi, Il carisma di Chiara d’Assisi. Un’appartenenza totale a Dio, attraverso un’attenta lettura degli scritti di Chiara, ci conduce ad identificare lo specifico del carisma della fondatrice non solo e non tanto nella forma esterna di vita, quanto nella sua particolare esperienza di Dio; Chiara sperimenta la paternità di Dio come materna tenerezza che l’accompagna nel cammino della vita; il rapporto con Dio Padre si verifica nella sequela di Gesù Cristo, nella sua contemplazione e imitazione, con particolare riferimento al mistero della morte e risurrezione di Gesù; dalla contemplazione nasce quella sapienza che diventa nuovo principio ispiratore e conduttore della vita sua e della sorelle povere, in uno stile di servizio e di sororità.arturo agostino milici, Francesco e l’eremo: una difficile eredità rilegge l’esperienza sanfrancescana e francescana dell’eremo partendo non da un testo giuridico o normativo, come potrebbe essere considerato anche quello che regola la vita negli eremi, ma da un dato fondamentale, che sta alla base di ogni profonda esperienza religiosa, cioè la scoperta del cuore come luogo di Dio; è lì che si opera la purificazione o conversione dalle cose terrene alle cose celesti, e quindi una nuova appartenenza e continua donazione di sé “a Colui che totalmente a lui si offre”; in questo contesto acquista il suo senso l’esperienza dell’eremo francescano che diventa non solo luogo di ritiro personale, ma anche momento pregno di efficacia missionaria; il messaggio dell’eremo ha mantenuto il suo significato nel corso della storia dell’Ordine, custodito come preziosa eredità da Chiara e dalle sue sorelle. ciro tammaro, Caratteri dello “Ius Naturae” nel pensiero filosofico-giuridico di Alessandro di Hales in uno studio di carattere giuridico ci presenta un ritaglio della ricca tradizione filosofica-giuridica francescana; fra l’altro, molte delle caratteristiche costitutive del diritto naturale messe in luce dal grande maestro francescano Alessandro di Hales possono risultar molto illuminanti se rapportate a cocenti problemi attuali, specialmente in campo etico. vincenzo brocanelli, Opzione per la povertà evangelica e dissociazione dall’ “homo oeconomicus” nell’esperienza francescana si confronta con i gravi problemi che toccano e caratterizzano la società attuale, con la consacrazione assoluta della legge del mercato e le conseguenze che ne derivano; all’interno di questa società e di questa cultura, il francescano, pur nella sua povertà e debolezza, guardando alle proprie origini può offrire un contributo specifico che riporti la persona al centro delle preoccupazioni della comunità umana, sostituendo l’economia del mercato con l’economia della solidarietà.angela anna tozzi, Uberto Mori: l’ imprenditore di Dio, entrando nell’ambitodel Vangelo vissuto, ci presenta il profilo spirituale di un laico, terziario francescano, vero testimone di Cristo e del suo Vangelo come fidanzato, sposo, padre, imprenditore e animatore in seno alla comunità cristiana.
marcello badalamenti,
Costruiamo il domani “con” speranza si inserisce nel campo del
dibattito aperto da un articolo di L. Oviedo in Vita Minorum
2004/1, 121-136 e suggerisce alcune puntualizzazioni; la sua esperienza di
formatore gli permette di offrirci la prospettiva di un futuro di speranza
al posto di una visione pessimistica e catastrofica sulla situazione
dell’Ordine; anche il criterio di ecclesialità e l’impegno nella cura
pastorale, particolarmente quella parrocchiale, vanno rapportati
all’ispirazione e al carisma originario dell’Ordine; per molti problemi
concreti, egli vede buone prospettive di soluzione nella formula già
avviata dell’interprovincialità; nella situazione attuale, oltre
all’impegno per migliorare la qualità della vita francescana, emerge con
particolare urgenza la necessità dello studio serio e della formazione
culturale.
Asterisco di TECLE VETRALI frate minore La verità bugiarda Fino a poco tempo fa, rientrando in me stesso in momenti di raccoglimento e riflessione, ripetevo spesso dentro di me: “Gesù, ti amo!”. Ora chiedo perdono al Signore per quella preghiera, perché mi sono reso conto che era ed è una bugia. L’amore è un’altra cosa da quella che io provo e dimostro nei confronti di Dio e del prossimo. Me ne sono reso conto in maniera molto semplice: basta guardare a Lui e a che cosa in Lui ha significato amare: da Betlemme al Calvario. Questa presa di coscienza è stata l’occasione per scoprire tante bugie nella mia e nella nostra vita. Spesso in buona fede noi elargiamo le nostre convinzioni come “la verità” e inconsapevolmente, presentando la verità, tendiamo a qualificare la nostra vita come testimonianza e canale di quella verità. Non è facile superare la tentazione di identificarci con la verità che enunciamo. Noi siamo abituati a “rivestirci” della verità e con questo vestito formuliamo progetti, diffondiamo annunci, offriamo testimonianze. Ma, almeno per quanto mi riguarda, quella “veste” della verità che ho indossato in realtà non dice nulla di me e se, attraverso le mie parole e i miei segni, intendo presentare la mia persona, compio realmente un falso. Sono falso se intendo presentarmi come persona povera per il solo fatto che parlo in maniera giusta e convincente della povertà. Così, mi sono accorto che della verità non ci si riveste, perché essa non può coprire e qualificare la nostra persona. Gesù si esprime con immagini e con una terminologia diverse dalle nostre: la verità deve “penetrare” nell’intimo, “rimanere”, trasformare e, così, trasparire all’esterno: “chi fa la verità viene alla luce, perché siano manifestate le sue opere che sono fatte in Dio” (Gv 3,21). Giovanni ci insegna che chi fa sua la rivelazione di Gesù giunge progressivamente a quella fede che lo conduce alla piena comunione con Dio. E’ questo l’uomo veritiero, che “fa” la verità. Questo mi fa capire che solo quando “io” sparirò splenderà la verità. Me lo insegna Giovanni annunciandomi l’incarnazione del Figlio di Dio: in questo mistero, nella povertà della carne io vedo splendere non una grandezza umana, ma la gloria e la verità del Figlio unigenito di Dio, che è tutto “grazia e verità” (Gv 1,14). E non può essere che così, perché Gesù solo può dire: “io sono la verità” (Gv 14,6). Noi accogliamo e manifestiamo il dono della verità nella misura in cui entriamo in comunione con lui, e non quando parliamo di lui. La verità è un dono che trasforma la mia vita, non qualche cosa che io posso carpire con la mia mente e ostentare di fronte agli altri. Il più grande insulto che io posso fare alla verità è quello di volerla rappresentare con la mia persona. Ciò significherebbe rubare e impossessarmi di quell’ “io” di Gesù che dice: “io sono la verità”. Alla luce di questi pensieri ho passato in rassegna, come in un esame di coscienza, molti atteggiamenti che mi vedono impegnato in continuità nei rapporti con gli altri: primo fra tutti il concetto di testimonianza: di chi intendo rendere testimonianza? chi intendo presentare? la mia è vera testimonianza o semplice enunciazione o, peggio, presunzione? Ecco perché, specchiandomi nella vita e nelle parole di Gesù che dice: “Per questo il Padre mi ama, perché offro la mia vita … da me stesso” (Gv 10,17s), comprendo che cosa significa amare e sento di non dire la verità quando dico che anch’io amo: l’amore è qualcosa di diverso e di più grande di quello che io vivo. E’ talmente grande da coprire anche questo mio stato di contraddizione e di falsità, donandomi ancora tanta gioiosa fiducia e serenità. Allora concludo con me stesso: la verità è bugiarda ogni volta che con essa io intendo presentare me stesso. |
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In questo numero (T. Vetrali) *Asterisco: La verità bugiarda (T. Vetrali) Ch. Biscontin, Francesco: un’appartenenza innamorata A. Arvalli, Custodire Cristo nell’intimo del cuore: la via dell’interiorità Ch. G. Cremaschi, Il carisma di Chiara d’Assisi. Un’appartenenza totale a DioA. A. Milici, Francesco e l’eremo: una difficile ereditàC. Tammaro, Caratteri dello “Ius Naturae” nel pensiero filosofico-giuridico di Alessandro di Hales V. Brocanelli, Opzione per la povertà evangelica e dissociazione dall’ “homo oeconomicus” nell’esperienza francescanaA. A. Tozzi, Uberto Mori: l’ imprenditore di Dio in senso alla comunità cristiana. M. Badalamenti, Costruiamo il domani “con” speranza Dalla libreria
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