Volume 5 anno LXXIX  2008

In questo numero Asterisco
Indice Info

 

Comitato di redazione: Fr. Federico Righetti, Tecle Vetrali, Luigi Francesco Ruffato, Cesare Vaiani, Paolino Zilio

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia

 

 

 

In questo numero

Questo numero si apre con la presentazione di alcune figure di santi che hanno caratterizzato la chiesa italiana nell’Ottocento, per illustrare poi con alcune riflessioni l’opera di misericordia: “consigliare i dubbiosi”; dopo la testimonianza di un’esperienza di ecumenismo spirituale, si offre uno schema di preghiera e riflessione francescana per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del gennaio 2009.

 

Nell’ *Asterisco: Faccia da prete ... faccia da frate ... un po’ di cosmetica, TECLE VETRALI riflette sul fatto di essere stato riconosciuto come prete dalla sola espressione del viso e conclude che un volto sereno e sorridente trasmette la gioia della fraternità universale e di un cuore “canterino”, testimoniando e comunicando agli altri di aver trovato di che gioire nella vita.

 

T. BOSCO, S. Giovanni Bosco, da consumato scrittore presenta in un fluente e affascinante stile narrativo i tratti essenziali della figura di S. Giovanni Bosco, illustrando le varie fasi della sua opera in favore dei ragazzi, soprattutto nei suoi inizi, e attingendo dalle stesse parole del santo i principi basilari del suo metodo educativo.

 

A. DELEIDI, Maria Domenica Mazzarello. Una vita ed un’unica passione: Dio nel volto di ogni giovane, caratterizza la vita della Cofondatrice, assieme a Don Bosco, dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice come una santità vissuta nel quotidiano; seguendo le orme e l’ispirazione di Don Bosco essa realizzò un progetto di vita religiosa audace per quei tempi e luoghi, in un’armonica fusione di valori evangelici assimilati ed armonizzati con quelli umani.

 

D. SCHIOPETTO, “Tutte le parole che abbiamo detto lungo la via”, trova nel biglietto scritto da Francesco a frate Leone forti ispirazioni per coloro che sono chiamati a rispondere a persone che si rivolgono a loro per sciogliere i loro dubbi; dopo un acuto esame del testo, conclude che Francesco ci ha insegnato che ogni dubbio va affrontato con sapienza, prudenza, e nella verità; Francesco tratta il fratello con il tatto di una madre e il suo comportamento è caratterizzato dal donare gratuitamente il proprio tempo all’ascolto del fratello, dall’essere flessibile ma al contempo deciso nelle soluzioni che offre.

 

CH.G. CREMASCHI, La certezza della fede, partendo dal fatto che Chiara è dotata di una spiccata capacità di discernimento spirituale, analizza le lettere che essa invia ad Agnese di Praga, invitandola ad attingere alla propria esperienza personale e a vedere gli interventi dello Spirito nel quotidiano; con modestia ma con decisione la madre insegna alla figlia Agnese, e a tutte le sorelle che verranno, come conciliare la fedeltà al carisma ricevuto e l’obbedienza alla Chiesa; la consapevolezza della propria chiamata spinge addirittura Chiara a cercare di illuminare il Papa, affinché  accolga il dono speciale che la via delle sorelle povere rappresenta nella Chiesa; a un certo punto Chiara sospende la sua corrispondenza con Agnese, consapevole che solo essa era in grado di compiere un discernimento; molte testimonianze attestano come Chiara fosse dotata di una spiccata capacità di discernimento e di un forte intuito pedagogico. 6 644

 

G.C. MATTELLINI, Consigliare i dubbiosi, di fronte alla constatazione che la nostra società è percorsa da dubbi, si chiede se chi è nel dubbio cerca la luce davvero, e se noi siamo attrezzati per ovviare ai suoi dubbi; in un’interessante rassegna, che vede i dubbi invadere tutte le età e tutte le situazioni della vita, anche le più insignificanti, ci accompagna in un itinerario che attraversa le varie aree della nostra esperienza, fino a quella religiosa e di fede; se travagliata è la via del dubbio, molto esigente è quella del consiglio poiché consiglieri per la cose vitali possono diventare solo coloro che masticano quotidianamente la Parola di Dio e se ne imbevono; preziose risultano, perciò, le indicazioni pratiche offerte a chi è chiamato a dare consigli.

 

S. MORO, Dialogo e accompagnamento spirituale. Insieme verso Dio, dopo aver mostrato, alla luce della prima e dell’attuale esperienza monastica e della riflessione di riconosciuti teologi e autori spirituali, la necessità e la natura della guida spirituale, indica le vie da percorrere nel dialogo spirituale, applicandole a tre aspetti indispensabili: il discernimento della volontà di Dio; la scoperta dell’interiorità e l’apprendimento dell’agire di Dio in noi. G. MORESCHI, La consolazione di Dio attraverso la direzione spirituale, dopo aver ricordato che Dio è la fonte della consolazione e il direttore spirituale ne è uno strumento, enumera le dinamiche di fondo della direzione spirituale, quali: essere collaboratori dello Spirito, aiutare l’altro ad aprirsi, essere testimoni; sono poi ricordati gli atteggiamenti della guida spirituale: l’accoglienza, l’ascolto, la paraclesi; si devono infine tenere presenti alcune attenzioni ed evitare alcune tentazioni: lo psicologismo, lo spiritualismo, l’invasione dello spazio di Dio, la fretta di risolvere il problema.645 7

 

T. VETRALI, Il Cairo: un festival del dialogo, offre la testimonianza di un’esperienza vissuta in Egitto con i membri della Commissione dell’OFM per il dialogo; i partecipanti hanno potuto usufruire di una molteplice scuola di dialogo: con la cultura, con l’Islam, con le chiese ortodosse e protestanti, con la chiesa cattolica locale, con la famiglia francescana, con i frati della Provincia egiziana della Sacra Famiglia.

 

  

Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Faccia da prete... faccia da frate ... ... un po' di cosmetica

Quando viaggio in macchina, ad ogni distributore di benzina i miei occhi cercano automaticamente il cartello che espone i prezzi del carburante. Se devo fare rifornimento mi fermo dove i prezzi mi sembrano più convincenti, come ho fatto circa un mese fa. Servitomi al self service mi reco alla cassa per pagare. Sono compiaciuto anche per il fatto di essere l’unico cliente e quindi di non dovere aspettare. Saluto, pago, ringrazio e saluto. Sto per girarmi e uscire quando il gestore mi rivolge la parola in tono gentile: “Scusi, Lei è un prete? Mi scusi se la domanda è indiscreta ... non è tenuto a rispondermi”. Io mi fermo, mi guardo addosso (in quel momento non portavo nessun distintivo clericale), gli faccio un sorriso e gli rispondo con una domanda: “Da che cosa l’ha capito? Sì, è vero, non sono un prete ma un frate”. E lui: “L’ho letto nella sua faccia”. E io ancora: “Abbiamo una faccia speciale”? Lui: “Voi avete una faccia serena, distesa, si vede che vivete in un altro mondo e gustate la pace”. Con un altro sorriso lo saluto di nuovo e proseguo il mio viaggio. Ma i miei pensieri non si fermano lì. Cerco di capire il senso di quell’incontro, chiedendomi qual è il segno più importante per presentarmi agli altri e trasmettere il messaggio del vangelo. 10 648

 

Arrivato a casa voglio fare una verifica davanti allo specchio, assumendo con il volto tutte le pose più convincenti: del serio, del sapiente, del pio ... ma tutti i sorrisi programmati risultano delle smorfie e la mia faccia diventa una maschera. Questa constatazione mi fa tornare all’incontro con il benzinaio e mi provoca un sorriso spontaneo e illuminante. Sorrido prima di tutto su me stesso, per il tempo perduto con gli esperimenti davanti allo specchio, ma anche per un senso di simpatia nei confronti del benzinaio che sa guardare in volto le persone, cogliendone sentimenti e stati d’animo. Il sorriso spontaneo l’ho giudicato l’espressione più convincente di me stesso. In quel momento ero nello stato d’animo di proseguire nelle mie riflessioni. Perché il prete viene spontaneamente associato al volto sereno e sorridente? Perché tutto il suo atteggiamento esprime la gioia e il ringraziamento per i grandi doni ricevuti, perché la sua vita non è una scalata alla conquista di potere ma tutta dedicata al servizio del regno di Dio, perché gusta la beatitudine del cuore puro e libero, si sente incorporato in una grande famiglia, dipende anche materialmente dal servizio agli altri, cosciente di ricompensare spiritualmente il bene ricevuto.

Dal volto del frate scoppia la gioia della fraternità universale, dell’immersione in una creazione che continuamente gli canta le lodi del creatore, della ricchezza di un cuore povero e semplice, aperto all’accoglienza, in sintonia con ogni espressione di bellezza e di bontà: un cuore “canterino”, perché sa vedere il bene anche più nascosto, che non conosce invidie e gelosie, incapace di giudicare. Per questo il sorriso è il segno del prete e del frate (senza escludere chiunque vive la medesima bellezza del regno di Dio). Con il sorriso essi testimoniano di aver trovato di che gioire e lo comunicano agli altri. 649 11

 

Allora mi chiedo: perché questo non avviene sempre e spontaneamente? Facendo le mie esercitazioni davanti allo specchio mi vengono in mente i cosmetici, per quel poco che ne so. Stando alla pubblicità, sembra che ci troviamo nel boom dell’uso di cosmetici per conservare la freschezza della pelle, indistintamente per uomini e donne. Allora mi viene in mente mia mamma che, fino alla comparsa delle rughe di un’evidente vecchiaia, veniva interrogata sul segreto della sua pelle bella e liscia; molte persone volevano sapere quale cosmetico usasse; la risposta era sempre quella: acqua e sapone, molto lavoro, vita regolata e tanta serenità. A sentire molti esperti, anche nella cosmetica facciale e della pelle in genere, prima delle creme applicative è importante osservare una giusta alimentazione e idratazione e uno stile di vita che eviti lo stress. Penso che anche nella vita, per apparire gioviali e giovanili, spesso ci applichiamo tanti cosmetici ma sbagliamo alimentazione e idratazione e ci presentiamo agli altri con rifacimenti che fanno pensare a facce da clown.

A uno dal volto fresco e disteso si dice che ha la faccia da bambino. Una vera faccia da prete o da frate è una faccia da bambino e non la si può confezionare con atteggiamenti indotti o programmati, perché nasce dal sorriso e dalla gioia di chi è continuamente alimentato dal dono del regno che Dio riserva ai piccoli.

Indice

In questo numero (Tecle Vetrali) 

*Asterisco: Faccia da prete ... faccia da frate ... un po’ di cosmetica (T. Vetrali)

T. Bosco, S. Giovanni Bosco

A. Deleidi, Maria Domenica Mazzarello. Una vita ed un’unica passione: Dio nel volto di ogni giovane

S. Giuseppe Benedetto Cottolengo

S. Giuseppe Cafasso (S. Siliberti)

Santa Francesca Saverio Cabrini (S. Siliberti)

D. Schiopetto, “Tutte le parole che abbiamo detto lungo la via”

Ch.G. Cremaschi, La certezza della fede

G.C. Mattellini, Consigliare i dubbiosi

S. Moro, Dialogo e accompagnamento spirituale. Insieme verso Dio

G. Moreschi, La consolazione di Dio attraverso la direzione spirituale

T. Vetrali, Il Cairo: un festival del dialogo

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani - 2009 - con riflessione francescana

Per informazioni potete scrivere: ufficio abbonamenti:  vitaminorum@lgmail.com  direttore rivista: vitaminorum@virgilio.it