Volume 6 anno LXXV  2004

In questo numero Asterisco
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Comitato di redazione: Fr. Claudio Battagion, Antonio Baù, Davide Bisognin, Giampietro Falcinelli, Federico Righetti, Leone Rosato, Tecle Vetrali

 

Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia

 

Pluralità: incontro arricchente

 

In questo numero

Nell’ * Asterisco: tecle vetrali, Ho trovato la scala … e un paio di occhiali, condivide con i lettori alcune riflessioni di carattere natalizio e ispirate da una esposizione di quadri del pittore frate Ignazio Damini il quale, con un’impareggiabile armonia di colori canta Dio e le creature.

vincenzo brocanelli, I Francescani in un mondo pluralista, dopo avere analizzato il fenomeno del pluralismo nella società, mostra come esso, oltre che un problema, è un’opportunità per l’inserimento del cristiano nel mondo; l’intuizione e l’esperienza di S. Francesco ci suggeriscono alcuni atteggiamenti fondamentali, quali: dare priorità alla persona, apertura all’accoglienza, condivisione …

chiara giovanna cremaschi, La preghiera dei salmi in Chiara d’Assisi, prosegue nel sondare l’esperienza spirituale di Chiara d’Assisi alla luce dei vari libri della Bibbia, che mostrano da dove la santa ha attinto luce e forza nel suo cammino spirituale. Nei salmi si scopre la sorgente dello stupore di Chiara di fronte al Padre creatore e a tutte le creature, come pure dei toccanti accenti di lode e di ringraziamento al datore di ogni bene; nessuna meraviglia in ciò, visto che gran parte dei salmi sono definiti ‘il canto del povero’.

carlo dallari, Su la “morte secunda” del Cantico delle Creature, in reazione all’interpretazione corrente che vede nella ‘morte secunda’  la dannazione eterna, propone una lettura diversa:  siccome Francesco dopo la conversione è già morto al peccato egli aspetta con serenità ‘sorella morte’, che è la ‘morte secunda’.

ciro tammaro, Qualche considerazione sulla dicotomia Diritto naturale-Diritto positivo nel francescanesimo medievale, prosegue l’analisi sul rapporto fra Diritto naturale e Diritto positivo già avviata nel numero precedente in riferimento ad Alessandro di Hales; egli esamina la dottrina di Giovanni de la Rochelle, di Guglielmo Melitone da Mediavilla, di Bonaventura da Bagnoregio, di Giovanni Duns Scoto, concludendo che ciascuno di questi autori, pur avendo assunto connotati peculiari e diversi, esprime l’unico carisma di S. Francesco.

tecle vetrali, La famiglia di S. Francesco e la famiglia di S. Sergio. Pellegrini in terra di Russia, propone una specie di bilancio su un’esperienza ecumenica vissuta con un gruppo di francescani e simpatizzanti; si tratta di un pellegrinaggio presso alcuni monasteri ortodossi russi, organizzato per iniziativa dell’Ordine dei frati Minori e del Patriarcato di Mosca; il rapporto sottolinea soprattutto le opportunità e l’arricchimento che offre ogni condivisione della propria esperienza spirituale.

domenico gandolfi, S. Elia Facchini o.f.m. martire in Cina (1900) padre, educatore di anime, traccia un profilo spirituale di uno dei 120 martiri cinesi canonizzati nell’anno 2000: S. Elia Facchini, un frate minore che dopo avere speso gran parte della sua vita in Cina, svolgendo svariati uffici, tra cui emergono quello di rettore del seminario e di segretario dei Sinodi Regionali, andò incontro al martirio acclamando verso il cielo, dopo essersi assicurato che due dei suoi seminaristi lo avevano seguito fino al dono supremo della vita.

                                                                                                                            Fra Tecle

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Asterisco  di   TECLE VETRALI   frate minore  Ho trovato la scala e un paio di occhiali

Cercavo un centro di riflessione per capire e sentire il Natale, superando sia gli stereotipi ormai privi di un messaggio vivo e attuale sia le banalità e le dissacrazioni insistentemente inculcate con prepotenza da tutti i canali di comunicazione.

Mi sono imbattuto in una mostra di pittura che esponeva opere di un francescano, frate Ignazio Damini. Sono entrato, pensando di fare una parentesi, sospendendo quella riflessione che avrei ripreso all’uscita. Invece, proprio lì dentro ho trovato ciò che stavo cercando. Il linguaggio pittorico di fra Ignazio, senza offrirmi alcun soggetto di carattere tradizionalmente natalizio, mi ha fatto intravedere  il mistero del Natale. Volevo trovare un punto di congiungimento fra il cielo e la terra e fra Ignazio me ne ha offerto la scala. Allora ho capito perché nella sua pittura il motivo della scala, in tutte le sue varianti, è un soggetto così ricorrente e importante. Ho anche capito quali occhi devo avere per riconoscere quella scala.

In quei momenti di visita ho rivissuto un’esperienza dell’anno 2000 quando abbiamo voluto mettere insieme, in un dialogo reciproco, i vari linguaggi dell’arte. Quell’esperienza mi aveva rafforzato nella convinzione che l’arte non è un linguaggio della speculazione ma della contemplazione. La contemplazione non è solo un fenomeno di carattere mistico o religioso: è un modo di atteggiarsi nei confronti del mondo e degli altri: atteggiamento di ammirazione e rispetto, carico di coinvolgimento gioioso, libero dalla brama di possesso. Essa si esprime in una grande varietà di linguaggi: la mistica, la poesia, la musica, l’arte figurativa, il movimento del corpo…

La contemplazione supera la superficialità ed esteriorità delle cose e ne penetra in profondità l’intimità e il senso. Attraverso la contemplazione ogni cosa, anche la più piccola e umile, assume una sua dignità e bellezza. Agli occhi del contemplativo è banale solo e tutto ciò che risulta artificioso e privo di un senso proprio.  Per chi non apre l’occhio della contemplazione il mondo resta muto e opaco.

Il linguaggio pittorico di frate Damini mi ha aperto gli occhi e gli orecchi, così che ho visto sorridere e ho udito cantare le cose più semplici e quotidiane, immerse in una sinfonia di voci e di colori che coinvolge tutta la creazione.

Mi sono sentito immerso nel poema della creazione cantato dal Salmo 104, integrato in quel ritmo in cui ogni nota e ogni momento assume densità e significato e diventa componente essenziale dell’intera sinfonia. Così ho sentito come mia la creazione di Dio e l’ho vista molto più bella. I quadri sono diventati capitoli della bibbia, quel libro che mi fa vedere Dio presente e operante all’interno della storia mia e di tutti gli uomini e all’interno dell’intera creazione, nei confronti della quale non sento più alcun desiderio di possesso: è bella lì, com’è e dov’è. Ma all’interno di questa creazione, di tanti paesaggi, creature viventi e cieli sereni o rannuvolati emerge il capolavoro e l’apice dell’opera creatrice di Dio: l’uomo fatto a immagine di Dio. La bellezza, delicatezza e profondità di espressione di tanti volti di persone di tutte le età: bambini, giovani fanciulle, persone attempate che rivelano le tracce di una lunga vita operosa, sono come specchi che mi rimandano al prototipo e all’artefice: contemplo con i miei occhi ciò che finora avevo sempre visto formulato solo in parole: l’uomo creato a immagine di Dio. Anche Dio diventa più bello e familiare per me. Allora mi si riempie il cuore e sento il desiderio di essere veramente uomo, un uomo così: bello perché immagine di Dio. Contemporaneamente ritrovo me stesso e mi sento a mio agio: un essere vivo e pieno di senso perché in perfetta sintonia con tutti gli altri esseri creati e immagine di Dio che ci ha creati proprio perché tenessimo sempre viva questa sinfonia.

Allora ho goduto per non sentirmi padrone di nessuna di quelle cose e mi sono sentito beato.

Riflettendo, poi, e pregando sotto la guida del cantico dei tre fanciulli del libro di Daniele liberati dalla fornace (Dn 3,56-88), mi sono accorto che frate Ignazio ha usato una scala già percorsa  dall’autore del cantico del libro di Daniele: mentre i tre fanciulli, seguendo un ordine discendente, invitano tutte le opere e le creature a lodare il Signore, a partire dagli angeli, e quindi dai cieli, toccando e coinvolgendo il sole, la luna, le piogge, i venti, il calore, per arrivare alle creature della terra, e in particolare all’uomo, termine dell’amore e dell’elezione di Dio, frate Ignazio raccoglie tutte le creature, partendo dall’uomo, e le fa risalire per quella stessa scala fino a Dio: non per niente alla sommità delle sue scale popolate di frati è tutto uno svolazzare di angeli che preannunciano la prossimità di Dio.

Oltre al poema della creazione è risuonato in me il canto delle beatitudini, e in particolare: “beati i poveri”. Infatti, ho visto frate Ignazio gioire e l’ho sentito cantare di fronte alle cose più semplici, povere, non artefatte, e di fronte alle scene della vita più povera e nascosta: una vecchia che getta i grani ad una gallina, un paio di vecchi sandali che offrono ospitalità a un uccellino, un filo spinato ravvivato dalla presenza di uccelli infreddoliti, scatole di cartone che, dopo avere protetto e reclamizzato bottiglie di grappa, invece di finire la loro esistenza in un cestino o nel fuoco, hanno incominciato a parlare ospitando lunghi e sottili paesaggi montani o marini che suscitano il senso dell’infinito, piccoli ritagli di compensato o di carta, forse riscattati da qualche cestino, diventati supporti di favolose miniature … fino ai biglietti dell’autobus che, dopo essere stati regolarmente utilizzati e vidimati, sono diventati anelli di una lunga catena di scene di vita quotidiana: sono tutte voci che modulano la melodia della beatitudine dei poveri. La contemplazione ha sentito parlare e cantare le cose più semplici e povere.

Travolto da tante sensazioni e sollecitazioni, a un certo punto ho avuto la chiara percezione di trovarmi di fronte a qualcosa di già visto e percepito. I soggetti che mi stavano davanti mi suonavano come l’eco di una melodia già sentita e interiorizzata. Finalmente l’ho individuata: era l’eco del canto di un povero, Francesco, che di fronte alla creazione di Dio ha intonato il cantico delle creature. Per un istante mi sono sentito travolto da una cascata di melodie, come una eco continua tenuta in vita da una serie di cori: una creazione che canta al creatore, un salmista che coglie e trasmette quel canto, colto a sua volta da Francesco, il quale lo diffonde a onde sempre più intense, fino ad essere colto da frate Ignazio, il quale lo trasforma in colori. Allora si è riacceso un rammarico, in me mai assopito, di non essere un artista dotato del linguaggio della contemplazione. Ho percepito e sofferto la povertà del mio linguaggio puramente speculativo.

Se dovessi fare un catalogo dei quadri di frate Damini li suddividerei secondo le varie strofe del Cantico delle creature, e sono sicuro che ciascuno troverebbe la sua collocazione: frate sole, frate fuoco, madre terra, il nubilo e sereno e ogni tempo …

Finito il giro dell’esposizione, mi sono soffermato e ho abbracciato il quadro più bello: frate Ignazio in persona, in carrozzella, povero di forze fisiche ma sorridente, perché avvolto dal suo mondo. Egli prima di me ha trovato la scala che congiunge la terra al cielo; quella scala egli l’ha messa a disposizione di tutti noi, perché tutti la possiamo salire: ecco il senso delle tante sue scale piene di frati proiettati verso l’alto. E’ anche la scala attraverso la quale Dio è sceso ed è venuto in mezzo a noi e si è fatto vedere, da Betlemme al Calvario.

Ma accanto alla scala ho trovato anche un paio di occhiali, pure essi dono di frate Ignazio, gli stessi occhiali con i quali egli ha contemplato la creazione: sono dentro ai suoi quadri. Essi mi permettono di leggere il creato e le persone che mi stanno accanto, in una visione che mi fa cantare anziché  irrigidirmi nel mio egoismo.

Scala e occhiali in una sola volta. Non è poco. Potevo uscire dalla mostra.

La visita della mostra non era stata una parentesi o una distrazione: avevo trovato la scala per giungere al mistero di Betlemme … e gli occhiali per vedere la scala
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* Asterisco: Ho trovato la scala … e un paio di occhiali (T. Vetrali)

 V. Brocanelli, I Francescani in un mondo pluralista

 Ch.G. Cremaschi, La preghiera dei salmi in Chiara d’Assisi

 C. Dallari, Su la “morte secunda” del Cantico delle creature

 C. Tammaro, Qualche considerazione sulla dicotomia Diritto naturale-Diritto positivo nel francescanesimo medievale

 T. Vetrali, La famiglia di S. Francesco e la famiglia di S. Sergio. Pellegrini in terra di Russia

 D. Gandolfi, S. Elia Facchini o.f.m. martire in Cina (1900) padre, educatore di anime

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