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Comitato di redazione: Fr. Federico Righetti, Tecle Vetrali, Luigi Francesco Ruffato, Cesare Vaiani, Paolino Zilio
Segreteria di redazione: Fr. Tecle Vetrali, Adriano Busatto, Gianfranco Zaggia |
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Questo numero esce più agile del solito per lasciare spazio a un allegato, intitolato: Davanti a Gesù. Conversazioni con P. Ginepro, curato da Claudio Coen Belinfanti e che contiene conversazioni con il P. Giorgio Ginepro Zoppetti in occasione di un ritiro spirituale della Comunità del Cervo bianco. Tutti i lettori di Vita Minorum ricordano bene la figura e l’opera di Padre Ginepro, per molti anni direttore della rivista. La sua forte personalità, schiva da compromessi, ma sempre lontana da ogni arroganza, unita alla sua acuta intelligenza e introspezione, hanno lasciato una traccia indelebile in chi l’ha conosciuto e hanno conferito una forte impronta alla nostra rivista. Trascorsi 10 anni dalla sua scomparsa (1997) era doveroso consegnare agli amici di Vita Minorum una testimonianza che facesse rivivere in noi la memoria e l’insegnamento di Padre Ginepro, uno dei nostri grandi maestri. Il presente fascicolo si ispira al contesto delle celebrazioni dell’anno paolino e completa la serie della storia della chiesa attraverso il filone della santità.
Nell’ *Asterisco: la sciatica ... e i lacci alle scarpe, TECLE VETRALI propone alcune riflessioni in margine a un seminario sul dialogo interreligioso e a un pellegrinaggio ai santuari buddhisti in Corea.
MIRKO MONTAGUTI, “Mi vanterò ben volentieri...”. Alla ricerca di una teologia paolina del “vanto” negli scritti di san Francesco, dopo una seria e sintetica analisi di alcuni testi fondamentali nei quali san Paolo parla del vanto sia indebito che giustificato, ne cerca il riscontro negli scritti di san Francesco, mostrando come il santo è un grande ammiratore e cantore della dignità umana, esposta, però, al rischio di una indebita appropriazione da parte dell’uomo stesso; da qui la tensione fra le espressioni che glorificano l’uomo e quelle che ne sottolineano la povertà e la miseria; il vero vanto è quello di riconoscere la propria debolezza e di restituire a Dio ogni bene e ogni gloria.
ANTONIO SICARI, Santa Teresa di Lisieux, dopo aver presentato i tratti essenziali della biografia della santa ne illustra il ritratto spirituale: la piccola via dell’infanzia spirituale ha condotto la santa alla piena maturità cristiana; gli scritti lasciati rivelano le sue fondamentali ispirazioni divenute principi di vita che le permisero di “essere l’Amore, nel cuore della Chiesa mia Madre”.
ANTONIO SICARI, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), segue con passione l’affascinante itinerario di una persona tutta concentrata in una incondizionata ricerca della verità, che essa alla fine incontra in Gesù crocifisso; nell’intimità del carmelo essa ritrova l’appartenenza al suo popolo e dall’intimità con Gesù attinge la forza di offrire con lui la sua vita in un sacrificio di amore.
TOMMASO BOGLIACINO, Beato Charles de Foucauld. Fr. Charles di Gesù, in una prima parte tratteggia l’avventurosa e appassionante vicenda della vita di Charles de Foucauld, dall’esperienza militare a quella di viaggiatore, finché “ha fatto della religione un Amore”, diventando un fratello universale e un missionario della bontà; della sua de- 6 812 dizione fa parte il dono della vita; nella seconda parte sottolinea alcuni aspetti del suo messaggio per il mondo di oggi: incarnazione come vera rivelazione di Dio nell’umiltà e povertà; vita a Nazareth e di Nazareth nel suo valore di lavoro, di quotidiano ordinario vissuto con amore; il Vangelo letto e meditato ogni giorno per impregnarsi di Gesù; l’Eucaristia , presenza appassionante di Gesù, Signore e fratello, che è presente nei poveri con altrettanta verità; apostolato di bontà, di amicizia, di valori umani nel dialogo; desierio di essere fratello di tutti perché tutti figli di Dio nel Figlio primogenito...
MARIO BENATTI, Damiano De Veuster e Marianna Cope. I Beati di Molokai con Cristo tra i lebbrosi, ci propone l’ambientazione, i tratti biografici e l’attività dei due beati che nell’isola di Molokai hanno offerto la loro vita a servizio dei lebbrosi. 813 7
Asterisco di TECLE VETRALI frate minore Faccia da prete... faccia da frate ... ... un po' di cosmetica Una serie di coincidenze ha accompagnato il recente viaggio in Corea dove mi sono recato con i fratelli della Commissione del Servizio per il dialogo. Un viaggio molto interessante, ma punteggiato da qualche spina.Avevo da poco superato un periodo di attacchi infiammatori alla sciatica, ma mi sentivo abile sia per il viaggio che per gli spostamenti locali. L’esame della Corea, però, si è dimostrato più rigoroso e approfondito del previsto e mi ha fatto rivivere e valutare con maggiore obiettività anche il mio stato generale. Solo chi li ha provati conosce gli effetti dei dolori alla sciatica: oltre al forte dolore locale tutti i movimenti del corpo sono completamente o parzialmente bloccati e, superata la fase acuta, assieme alla resistenza motoria resta una diffusa indolenza e difficoltà di applicazione mentale. Gli arditi entusiasmi restano un ricordo di tempi lontani e tutto diventa pesante, anche le cose più semplici, come riassettare il letto. Si tende ad allontanare tutto ciò che richiede agilità e movimento. Il futuro è visto come un tramonto. Tutto sembra inutile, aggravato dalla sensazione di essere solo un peso per gli altri. Una volta riacquistata la sufficiente autonomia, anche l’animo diventa più ottimista: si apprezza maggiormente la TECLE VETRALI: frate minore, biblista, opera in campo ecumenico. salute del corpo e ci si impegna volentieri per un ciclo di riabilitazione fisica, salvo il riemergere di impegni arretrati e nuovi che ti fanno rimandare la cura a chi sa quando. Lo stato di autosoddisfazione, però, è rientrato in crisi proprio in Corea, dove ho potuto sperimentare quanto limitate e goffe sono le mie capacità motorie. I giorni coreani più belli e interessanti sono stati quelli trascorsi nei monasteri buddisti: giorni belli per gli incontri con monaci e monache che ci hanno permesso di gustare i loro riti di ospitalità e di comprendere almeno in parte il loro itinerario di purificazione interiore. È interessante vedere come il loro cammino di purificazione coinvolge sia la mente e il cuore che il corpo, tanto da raggiungere un equilibrio nel quale il corpo ubbidisce alla mente. Tutto il loro corpo è sciolto e pronto ad esprimere in svariati movimenti simbolici i pensieri e i sentimenti dell’animo. Di fronte a tanta mobilità e snellezza mi sono sentito impacciato. Due problemi mi tormentavano continuamente: l’assenza di sedie e il dover togliere le calzature prima di entrare nei templi o nei locali di incontro. Il sedersi sulle ginocchia, per chi non è allenato, provoca stiramenti muscolari, con scarsa probabilità di reggere a lungo in un equilibrio statico. La posizione del fior di loto è davvero esteticamente affascinante, ma è frutto di lunghi esercizi. Mentre per i monaci, e i coreani in genere, quella posizione è distensiva e particolarmente indicata per i pranzi e le conversazioni, aiutando la serenità e la concentrazione, per me (e per noi ospiti) erano momenti di sofferenza e non favorivano certo né l’assimilazione del cibo né la concentrazione ncessaria per il dialogo e la meditazione. Pur a malincuore, cercavo incontri di tè e di conversazione di breve durata. L’altra usanza che ha creato problemi è stata l’esigenza di levarsi le calzature ogni volta che si entrava in un tempio 10 816 o in un luogo di incontro. A dire la verità, io mi sono trovato un po’ avvantaggiato nei confronti di alcuni miei confratelli perché da tempo, a motivo della poca flessibilità della mia colonna vertebrale, io non porto più calzature con i lacci: mi è più agevole tirare una cerniera. Tuttavia, il continuo levare e calzare le scarpe era sempre un tormento. Per essere sincero devo dire che dopo il fastidio iniziale, la cosa ha incominciato a diventare divertente, prestandosi a ripetuti commenti di piacevole autoironia. Ma devo ammettere che tutti quegli esercizi si sono rivelati di una certa utilità perché alla fine anch’io mi sono sentito più sciolto ed agile. Al ritorno al mio convento mi sono guardato intorno con occhi nuovi. Ho prestato maggiore attenzione a piccole ma evidenti realtà alle quali prima non avevo dato molto peso. Siccome ho ricevuto in dono di vivere con un bel gruppo di giovani frati, ritornato dalla Corea ha attirato la mia attenzione l’agilità, la fluidità e l’armonia dei loro movimenti. Quanto a flessibilità non hanno nulla da invidiare ai monaci buddisti. E io, pur ricomposto nelle mie energie, mi sento goffo di fronte a loro come già di fronte ai monaci coreani. Questa constatazione ha dare avvio a qualche riflessione e a un esame di coscienza. Prima di tutto ho bisogno di rivalutare il mio corpo, ma in modo dovuto, sintonizzandolo alla mente e al cuore. Finora esso ha troppo dettato legge nella mia vita, poco disposto a recepire ed esprimere i moti della mente e del cuore. È troppo pesante e difficilmente si fa trascinare o comandare. Assieme a una cura fisioterapica ho bisogno di sciogliermi da tanti legameni interiori. Credevo di vivere una vita semplice, legata all’essenziale, e ho visto corpi agili e soddisfatti pur senza sedie, senza letti e senza rifugio in camere private; io, invece, sento quanto peso superfluo por- 817 11 to sulle mie spalle: sono la mente e lo spirito che obbediscono alle richieste del corpo, e non viceversa. Proprio ora mi ritornano alla mente le parole di Ch’on-do, la giovane superiora del monastero Lotus: “il corpo è come una pietra preziosa che va ripulita perché possa compiere opere buone; da giovani si può fare lo sgrossamento”. Ahimè: troppo tardi per me. A tutto ciò si aggiunge la complicazione della quantità di lacci che mi rendono problematico il liberarmi con facilità da quelle calzature che mi impediscono di entrare nel tempio per cantare liberamente o nel dialogo per comunicare con gli altri. Anche in questo arrossisco vedendo i giovani fratelli agili in sé e liberi da tanti legami che rallentano il cammino. La conclusione è molto semplice. Prima di tutto dovrò riprendere contatto con la fisioterapista dalla quale sarei dovuto ritornare già qualche mese fa. Farò bene a sciogliere i muscoli e a ridare elasticità ai vari legamenti, in modo che possano rispondere alle sollecitazioni dello spirito. Ma dovrò sciogliere anche tanti lacci interiori che mi legano a interessi che appesantiscono il mio cammino. Sarò più snello, libero, meno vecchio. Potrò fare non solo prostrazioni, ma anche volare ... e allenarmi per il grande volo. 12 818 |
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In questo numero (Tecle Vetrali) * Asterisco: La sciatica ... e i lacci alle scarpe (T. Vetrali)M. Montaguti, “Mi vanterò ben volentieri ...”. Alla ricerca di una teologia paolina del “vanto negli scritti di san Francesco A. Sicari, Santa Teresa di LisieuxA Sicari, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)T. Bogliacino, Il Beato Charles de Foucauld, Fr. Charles di GesùM. Benatti, Damiano de Veuster e Marianna Cope. I Beati diMolokai con Cristo tra i lebbrosi. In libreria |
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